giovedì 27 settembre 2012

Qual piuma al vento di Iacomucci a Massa Fermana








IACOMUCCI, DAL SEGNO AI COLORI DEL SOGNO  
di Paolo Biagetti
                        
Restano sempre incerte le ragioni per cui una mostra d’arte da rivelazione delle attualità culturali diventi luogo ideale di culto ricco di suggestioni e fermenti immaginativi del livello più elevato. E’ indubbio come apra a tale evento anche lo spazio espositivo. Come la suggestiva Sala Consigliare del Comune di Massa Fermana, permeata di memorie, che accoglie «Oltre lo spazio e il tempo», un’incantevole mostra  di pittura di Carlo Iacomucci, il noto incisore e pittore urbinate, maceratese d’adozione, tra i più celebrati usciti dalla famosa «Scuola del Libro» della città feltresca, artista di spicco in sede nazionale e internazionale (ha partecipato peraltro alla 54^ Biennale veneziana per Regioni). La mostra che si inserisce all’interno della tradizionale “Festa del Cappello”, promossa dal Centro Studi «Carlo Crivelli» in collaborazione con il Comune di Massa Fermana - «sed magis cor» (ma il cuore di più), verrebbe da dire, per il florilegio delle opere pittoriche esposte, una trentina tra olii su tela o tavola e acquacrilici: un trionfo di segni e cromìe sapienti e vivaci, pagine di trasognata fantasia in spazi affollati di cose come protette da teche di fragile cristallo (talora indistinte, ma - dice l’autore -“piene di molte altre cose segrete”), e dialoganti fantasmatiche forme vuote rivestite di casacche e copricapi (ricerca del sé?), tra fiabe, miti, reminiscenze che aggallano da una sorta di liquida motilità. E’ l’affiorare dei suoi disagi interiori, tra cui la solitudine dell’anima - (confessata) condizione ineliminabile della sua vita -, teatralizzata in uno spazio denso ed animato che si pone, oltre sipari /finestre - teatro nel teatro - come patetico topos narrativo.  Carlo è qui che coglie, come ogni vero artista - tra falsità (lo stesso inganno dell’immagine?) e aneliti aletici, veritativi - il pathos della distanza da quell’«Oltre lo spazio e il tempo» cui accenna l’esergo della mostra, la sognata dimensione della plena veritas ove, paradossalmente, però, non avrebbero più ragion d’essere ombre ed immagini. Quegli insistiti, flottanti «stormi» di lacrime - o semi di vita? - che attraversano ogni sua opera, tessono per noi un luogo poetico di tensiva adesione al reale, di redimibilità, d’inestinguibili promesse di vita. E’ voglia di trascendenza che l’artista affida ad inquieti aquiloni smaniosi di uscire dalla tela in cerca di possibili approdi, in quell’Oltre, dove (chimericamente) far durare la poesia dell’immagine. 

Ancona, SETTEMBRE 2012                             PAOLO BIAGETTI




Mostra patrocinata dalla Regione Marche,  dalla Provincia di Fermo,
dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo,  dal Comune di Macerata,
dal Comune di Urbino,  dal Comune di Treia e dal Liceo Artistico Statale di Macerata.

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