giovedì 14 dicembre 2017

La Macchina di Anticitera: il primo computer

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La Macchina di Anticitera: il primo computer

La Macchina di Anticitera: il primo computer

La Macchina di Anticitera è il più antico calcolatore meccanico conosciuto, databile intorno al 150-100 a.C.

Si tratta di un sofisticato planetario, mosso da ruote dentate, che serviva per calcolare il sorgere del sole, le fasi lunari, i movimenti dei cinque pianeti allora conosciuti, gli equinozi, i mesi, i giorni della settimana e – secondo un recente studio pubblicato su Nature – le date dei giochi olimpici.
 

 
Cerigotto - Grecia - Isola di Anticitera - Il sito del ritrovamento

Trae il nome dall'isola greca di Anticitera (Cerigotto) presso cui è stata rinvenuta nel relitto di Anticitera, resti di un naufragio avvenuto nel secondo quarto del I secolo a.C., contenenti, insieme a numerosi oggetti di quel tempo, anche la "macchina". È conservata presso il Museo archeologico nazionale di Atene.

Scoperta e prime analisi

Il meccanismo fu ritrovato nel 1900 grazie alla segnalazione di un gruppo di pescatori di spugne che, persa la rotta a causa di una tempesta, erano stati costretti a rifugiarsi sull'isoletta rocciosa di Cerigotto. Al largo dell'isola, alla profondità di circa 43 metri, scoprirono il relitto di una nave, naufragata agli inizi del I sec. a.C. e adibita al trasporto di oggetti di prestigio, tra cui statue in bronzo e marmo.
 

 
Frammento principale del meccanismo

Schema del meccanismo di Anticitera

Il 17 maggio 1902 l'archeologo Spyridon Stais, esaminando i reperti recuperati dal relitto, notò che un blocco di pietra presentava un ingranaggio inglobato all'interno. Con un più approfondito esame si scoprì che quella che era sembrata inizialmente una pietra era in realtà un meccanismo fortemente incrostato e corroso, di cui erano sopravvissute tre parti principali e decine di frammenti minori.

Schema del meccanismo di Anticitera
Si trattava di un'intera serie di ruote dentate, ricoperte di iscrizioni, facenti parte di un elaborato meccanismo ad orologeria.

La macchina era delle dimensioni di circa 30 cm per 15 cm, dello spessore di un libro, costruita in rame e originariamente montata in una cornice in legno. Era ricoperta da oltre 2.000 caratteri di scrittura, dei quali circa il 95% è stato decifrato (il testo completo dell'iscrizione non è ancora stato pubblicato).

Il meccanismo è attualmente conservato nella collezione di bronzi del Museo archeologico nazionale di Atene, assieme alla sua ricostruzione.

Alcuni studiosi sostennero che il meccanismo fosse troppo complesso per appartenere al relitto ed alcuni esperti ribatterono che i resti del meccanismo potevano essere fatti risalire ad un planetario o a un astrolabio. Le polemiche si susseguirono per lungo tempo ma la questione rimase irrisolta.

Solo nel 1951 i dubbi sul misterioso meccanismo cominciarono ad essere svelati. Quell'anno infatti il professor Derek de Solla Price cominciò a studiare il congegno, esaminando minuziosamente ogni ruota ed ogni pezzo e riuscendo, dopo circa vent'anni di ricerca, a scoprirne il funzionamento originario.

Funzione e funzionamento

Immagine ai raggi X di parte del meccanismo
Il meccanismo risultò essere un antichissimo calcolatore per il calendario solare e lunare, le cui ruote dentate potevano riprodurre il rapporto di 254:19 necessario a ricostruire il moto della Luna in rapporto al Sole (la Luna compie 254 rivoluzioni siderali ogni 19 anni solari).

L'estrema complessità del congegno era inoltre dovuta al fatto che tale rapporto veniva riprodotto tramite l'utilizzo di una ventina di ruote dentate e di un differenziale, un meccanismo che permetteva di ottenere una rotazione di velocità pari alla somma o alla differenza di due rotazioni date. Il suo scopo era quello di mostrare, oltre ai mesi lunari siderali, anche le lunazioni, ottenute dalla sottrazione del moto solare al moto lunare siderale.

Sulla base della sua ricerca, Price concluse che, contrariamente a quanto si era creduto in precedenza, nella Grecia del II secolo a.C. esisteva effettivamente una tradizione di altissima tecnologia.

Contesto storico

Ricostruzione del meccanismo, Museo archeologico nazionale di Atene
Il meccanismo di Anticitera, nonostante non trovi eguali fino alla realizzazione dei primi calendari meccanici successivi al 1050, rimane comunque perfettamente integrato nelle conoscenze del periodo tardo ellenistico: vi sono rappresentati solo i cinque pianeti visibili a occhio nudo e il materiale usato è un metallo facilmente lavorabile.

Ad Alessandria d'Egitto infatti, durante l'ellenismo, operarono molti studiosi che si dedicarono anche ad aspetti tecnologici realizzando meccanismi e automi come la macchina a vapore di Erone. Inoltre, Cicerone cita la presenza a Siracusa di una macchina circolare costruita da Archimedee ascrivibile quindi alla fine del III secolo a.C., con la quale si rappresentavano i movimenti del Sole, dei pianeti e della Luna, nonché delle sue fasi e delle eclissi. Tuttavia l'unicità del meccanismo di Anticitera risiede nel fatto che è l'unico congegno progettato in quel periodo arrivato sino ai giorni nostri e non rimasto nel limbo delle semplici "curiosità".

Il meccanismo di Anticitera è a volte citato tra i casi di OOPArt (Out of place artifacts), i cosiddetti "manufatti fuori dal tempo", dai sostenitori dell'archeologia misteriosa, i quali non vi riconoscono un artefatto scientifico ellenistico.

Sul numero 498 di febbraio 2010 della rivista Le Scienze, un articolo a firma di Tony Freeth afferma che è stato ricostruito il metodo con cui il meccanismo prediceva le eclissi e le fasi lunari e avanza l'ipotesi che la costruzione dello stesso sia avvenuta nella città colonia greca di Siracusa.


mercoledì 13 dicembre 2017

Si chello ca vuò fà.... Da " i ............... ricordi su Faceook




Si chello ca vuò fa…

Si chello ca vuò fà
nun trova ‘o tiempo
o staie aspettanno
ca isso s’ammatura
fa arrepusà ‘o penziero
ca chianu chianu
trova ‘a faccia soia.
Penzace bbuono
a chello ca vuò fa.

Quanno cercavo ammore
sembrava d’’o vedè
‘int’a ogne faccia.
Mò era na guagliona
furastera,
mo era chella
c’attuorno me truvavo
‘a sera attuotno casa
quanno m’arretiravo.

Ogne faccia
sembrava chella vera,
l’anema sincera
ca cercavo
e me so ‘mpiso
cchiù ‘e na vota sola
senza m’arrefriscà
passanno a una a n’ata
sempe cchiù scunzulato.

Me succedeva
sempe ‘o stesso fatto:
penzavo ‘o sorece
e me truvavo ‘nnanze
sempe ‘a stessa jatta.
Sparavo tuone e botte
fino a mezanotte
m’’a fine ‘e l’anno
nun l’aggio vista maie.

E ancora mò
guardanno ‘nfacci’ a l’ate,
veco sultanto guaie
e patemiente.
Avesse cagnà ‘o viento
ma nun cagna
e chi sparagna
trova na mercanzia
ca nun ce fa maie l’anno.

Gioacchino Ruocco

Ostia Lido     13.12.016

Verdi Forever dall'Archivio del Presenteismo












........cambiare il “Padre nostro”?



  • CULTURA 
  • LUNEDÌ 11 DICEMBRE 2017

Il Papa vuole cambiare il “Padre nostro”?

Sembra di sì, e in Francia è già successo, perché dice che il passaggio "non ci indurre in tentazione" è una cattiva traduzione

 Papa Francesco a Roma, 8 dicembre 2013 (Franco Origlia/Getty Images)
Durante una trasmissione televisiva papa Francesco ha detto che nella famosa preghiera del “Padre nostro” la frase «non ci indurre in tentazione» non è una buona traduzione, e che anche i francesi di recente hanno cambiato il testo con una formula più corretta e comprensibile. Il Papa ha poi fatto capire che anche i cattolici italiani potrebbero voler modificare il testo della preghiera. Il commento del Papa ha comunque suscitato molte critiche. Philip F. Lawler, direttore di Catholic World News, un sito conservatore, ha detto che la critica del Papa sulla traduzione «non è irragionevole» ma che sarebbe sconvolgente se una preghiera così radicata e conosciuta in questa versione venisse modificata. E ancora: «Papa Francesco ha preso l’abitudine di dire cose che mandano le persone in confusione, e questa è una di quelle».
Lo scorso mercoledì 6 dicembre, nella settima puntata del programma “Padre nostro” condotto da don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova, e andata in onda su Tv2000 il Papa ha detto che la frase che lascia pensare che Dio possa indurci in tentazione: «non è una buona traduzione. Anche i francesi hanno cambiato il testo con una traduzione che dice “non mi lasci cadere nella tentazione”: sono io a cadere, non è lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto, un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito». E ancora: «Quello che ti induce in tentazione è Satana, quello è l’ufficio di Satana».
Nelle ultime settimane in Francia si è molto discusso di questa storia: domenica 3 dicembre, dopo anni di discussioni, la Conferenza episcopale ha stabilito l’entrata in vigore in tutte le celebrazioni liturgiche della modifica del testo. Al posto di «Et ne nous soumets pas à la tentation» (che corrisponde all’italiano «Non ci indurre in tentazione») si dice ora «Et ne nous laisse pas entrer en tentation» cioè «Non lasciarci entrare nella tentazione».
Il testo in greco della preghiera presente nella Bibbia, nel Vangelo di Matteo 6,13 e in quello di Luca 11,4, dice: «καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν». Le due versioni della preghiera sono diverse nei due vangeli ma quella frase, in greco, è invece identica. Il verbo al centro della controversia è “εἰσενέγκῃς” che letteralmente significa “portare verso/dentro” e quindi effettivamente introdurre/indurre. Sul sito della Conferenza episcopale francese si spiegano le motivazioni della modifica dicendo che «la nuova traduzione scarta l’idea che Dio stesso ci possa sottoporre a una tentazione. Il verbo “lasciar entrare” riprende l’idea o l’immagine del termine greco di un movimento come quello di chi va a combattere, ed è proprio di un combattimento spirituale che si tratta. Ma questa prova della tentazione è terribile per il fedele. Se il Signore stesso, quando arrivò l’ora dell’affronto decisivo con il principe di questo mondo, pregò nel giardino del Getsemani dicendo: “Padre, se possibile allontana da me questo calice”, a maggior ragione il discepolo che non è più grande del suo maestro, domanderà per se stesso e per i fratelli: “Non lasciarci entrare nella tentazione”».
Secondo alcuni esegeti più tradizionalisti, invece, la frase in questione, anche nella sua traduzione letterale, si può intendere in modo positivo. In un altro passo della Bibbia, infatti, si dice già che Dio non tenta nessuno e la parola “tentazione” andrebbe dunque intesa come “prova”: è ovvio che Dio non tenta al male né permette che gli uomini siano tentati oltre le loro forze ed è ovvio che tentare direttamente al male è un mestiere da diavoli. Il “non ci indurre in tentazione” manterrebbe però un altro significato: la categoria di Dio che mette alla prova, cosa che fa più volte nelle storie raccontate nella Bibbia. Secondo alcuni bibisti ed esegeti più disponibili ai cambiamenti, la frase “non ci indurre in tentazione” può essere però fraintesa nel linguaggio corrente.
In Italia la nuova traduzione della Bibbia della CEI del 2008 (risultato di un lavoro cominciato nel 1988, condotto da quindici biblisti coordinati da tre vescovi che sentirono il parere di altri 60 biblisti) prevede alcune differenze rispetto al testo di Matteo e il passo in questione è tradotto con “e non abbandonarci alla tentazione”. Come ha spiegato il cardinale Giuseppe Betori ad Avvenire, «non è la traduzione più letterale, ma quella più vicina al contenuto effettivo della preghiera. In italiano, infatti, il verbo indurre non è l’equivalente del latino inducere o del greco eisferein, ma qualcosa in più. Il nostro verbo è costrittivo, mentre quelli latino e greco hanno soltanto un valore concessivo: in pratica lasciar entrare». La traduzione in italiano, rispetto a quella dei francesi, è poi volutamente più ampia: «”Non abbandonarci alla tentazione” può significare “non abbandonarci, affinché non cadiamo nella tentazione” – dunque come i francesi “non lasciare che entriamo nella tentazione” – ma anche “non abbandonarci alla tentazione quando già siamo nella tentazione”. C’è dunque maggiore ricchezza di significato perché chiediamo a Dio che resti al nostro fianco e ci preservi sia quando stiamo per entrare in tentazione, sia quando vi siamo già dentro».
La liturgia, però, non ha recepito il lavoro del gruppo dei biblisti: la versione della preghiera adottata nella messa è rimasta quella in uso ormai da cinquant’anni. Una volta approvata la nuova traduzione, fu proposto di trasferirla nel Messale, cioè nel libro liturgico che contiene tutte le informazioni necessarie alla celebrazione della messa. Per poter entrare nell’uso liturgico, però, la nuova traduzione deve essere approvata dalla Santa Sede, cosa che non è ancora successa ma che secondo alcuni potrebbe accadere dopo la recente intervista del Papa.

Antica libreria Cascianelli presenta Balthus 14.12.2017










Con uno sguardo a Balthus

Quale pudore ?
E’ un fastidio intenso
che delle intenzioni dell’artista
non ha coscienza
e resta immobile,
ferma come gli è stato chiesto
con gli occhi chiusi
e le labbra strette
e il volto duro
nella sconfitta
di una verginità derelitta
che non è paga
semmai della gloria
o della storia
che appresso ne sarà.

Sta ferma con l’idea
di andare oltre
senza abbandonarsi alla sconfitta
del piacere estetico
che guarda
che ritrae il suo candore
di bimba immacolata
anche per l’occhio
che ne va annotando
ogni piega
ogni spasimo
ogni idea di smarrimento
mentre le cose intorno
non hanno fiato
a disturbare
un turbamento spasimo
appena trattenuto.

Gioacchino Ruocco
Ostia Lido        13.12.2017

martedì 12 dicembre 2017

Interrotto gas da Russia a Italia, è emergenza

Interrotto gas da Russia a Italia, è emergenza

Dopo una esplosione avvenuta in un impianto gas in Austria è stato interrotto il flusso di gas dalla Russia all'Italia. 'Oggi dichiareremo lo stato di emergenza' fa sapere il ministro dello Sviluppo Calenda

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Come entrano i ladri nei nostri appartamenti
In un’esplosione in un impianto di distribuzione di gas a Baumgarten an der March, in Austria, decine di persone sono rimaste ferite e almeno una persona ha perso la vita. Il giornale der Standard, nella sua edizione on line, parla di 60 feriti. Secondo l’Apa, che cita la Croce rossa, i feriti sarebbero 18, e ci sarebbe una vittima. Le cause dell’esplosione non sono ancora chiare. Sul posto sono accorsi vigili del fuoco, ambulanze, elicotteri di soccorso, e forze dell’ordine. Intanto si indaga sulle cause dell’accaduto. Il fuoco, divampato subito dopo la detonazione, è stato spento. Il luogo dell’esplosione è lo stabilimento di stoccaggio di gas naturale importato maggiore del Paese.
In seguito all’esplosione dell’impianto di distribuzione in Austria, i flussi di gas dalla Russia verso l’Italia si sono interrotti. “La causa dell’incidente non è ancora chiara, al momento pensiamo ad un guasto tecnico”, spiegano da Gas Connect Austria, sottolineando che “i gestori dei sistemi di trasmissione vicini sono stati informati immediatamente affinché misure possano essere adottate in tempo utile”. Il gasdotto coinvolto nello stop delle forniture è il Tag (Trans Austria Gas Pipeline) che sfocia a Tarvisio, in Friuli, che garantisce circa il 30% del nostro fabbisogno di gas.
“Oggi – ha detto il ministro dello Sviluppo Calenda – c’e’ stato un incidente in un punto di snodo del gas in Austria, per cui abbiamo un problema serio di forniture, in particolare sul tracciato austriaco che viene dalla Russia. Se avessimo il Tap, oggi non dovremmo dichiarare lo Stato di emergenza per questa mancanza di fornitura”. Il gasdotto che va dall’ Azerbaijan all’ Italia, “serve a diversificare queste forniture di gas”.
In casi come questi, spiegano al ministero dello Sviluppo Economico, la procedura per lo stato di emergenza scatta automaticamente ma “non c’e’ nessun problema di approvvigionamento” grazie agli stock esistenti. La situazione quindi, sottolineano ancora al Mise, è del tutto “sotto controllo”.
Le forniture di gas “potrebbero riprendere già nella giornata di oggi, se venissero confermate le prime indicazioni sull’assenza di danni alle infrastrutture di trasporto”, spiega Snam in una nota, dove ricorda che dopo l’incidente in Austria, il “flusso di importazioni di gas dalla Russia è stato temporaneamente interrotto”. La sicurezza del sistema italiano, ricorda, è “garantita dagli stoccaggi messi a disposizione da Snam“.
Questa mattina è stato interrotto in Austria il flusso del gas dalla Russia per fronteggiare un incendio avvenuto presso il tratto di rete gestito dall’operatore Gas Connect. Di conseguenza è stata sospesa l’operatività del gasdotto che collega attraverso l’Austria il nodo di Baumgarten fino all’ingresso di Tarvisio della rete italiana. Lo spiega il Mise in una nota. La fornitura di gas ai consumatori italiani è comunque assicurata in quanto la mancata importazione viene coperta da una maggiore erogazione di gas dagli stoccaggi nazionali di gas in sotterraneo. In base al Regolamento europeo e al Piano di emergenza nazionale – spiega ancora il Mise – il Ministero ha pertanto dichiarato lo stato di emergenza. Il Ministero monitora costantemente la situazione in contatto con gli operatori interessati al fine di verificare i tempi necessari per la ripresa dei flussi.
Nonostante l’esplosione di stamani all’impianto di stoccaggio di gas di Baumgarten, l’approvvigionamento di gas in Austria è “coperto per un periodo di tempo prevedibile”, ha affermato la compagnia Gas Connect Austria. Il transito del gas attraverso l’Austria verso sud e sudest è stato invece compromesso, ha aggiunto la compagnia, affermando che “i gestori dei gasdotti vicini sono stati avvertiti immediatamente, in modo da poter prendere provvedimenti”.
ANSA | 12-12-2017 13:08

domenica 10 dicembre 2017

Quelli che la ...cultura del 09.12.2017

PRISMA – Anno VII – Numero 276 – 9 dicembre 2017

RICORDO DI SERGIO TEDESCO
Ho avuto il piacere, l’onore e la fortuna di conoscere Sergio Tedesco nel 2010 durante la preparazione di una Mostra di Nunziante Valoroso, grandissimo esperto e collezionista Disney, presso la Biblioteca “Elsa Morante” di Ostia. Tema: “Le voci della fantasia”. Aprendo lo scrigno del suo impareggiabile Archivio, l’amico Nunziante offriva all’ammirazione di tantissimi appassionati i poster originali italiani dei film d’animazione di Walt Disney, ma anche tanto altro materiale d’epoca. Fu sua l’idea di invitare all’inaugurazione della Mostra quegli attori e quelle attrici che avevano dato voce a tanti personaggi animati cari alla nostra immaginazione. Voci spesso rimaste nell’ombra e quasi mai seriamente valorizzate e ringraziate per il difficilissimo compito che a loro era stato affidato.
Sergio Tedesco (1928-2012) aveva dato voce all’indimenticabile serpente Kaa del “Libro della giungla” (sia nel 
capolavoro del 1967 sia nel delizioso séguito del 2003) inventando quella particolare pronuncia della “S” con il fischio che avrebbe caratterizzato così profondamente il personaggio. Fu perciò uno degli invitati d’onore. Anche perché Sergio Tedesco poteva vantare una carriera lunga e strepitosa: cantante lirico e d’operetta, attore e doppiatore di innumerevoli film, interprete e regista teatrale, voce radiofonica. Insomma, un monumento.
Figuratevi la mia soggezione quando, prima dell’apertura della Mostra, volle invitarmi a pranzo. Un momento per me indimenticabile. Scoprii l’uomo “oltre” la sua leggendaria attività artistica: umile, sereno, capace di tenere inchiodata a lungo la mia attenzione con racconti avvincenti, aneddoti memorabili, rapporti superlativi con tanti altri grandi artisti del Novecento. Ne rimasi affascinato e conquistato. Quelle due ore da solo con lui furono un dono, una rivelazione. Auguro a tutti di fare incontri così, nella vita, perché ti lasciano una traccia profonda e orientano alcune scelte fondamentali. Sergio Tedesco non è mai stato una “star mediatica”, ma ci ha lasciato un patrimonio immenso e preziosissimo. Tutto da scoprire.
(contributo che appare nel libro di Nunziante Valoroso, “Un comandante alla corte di Walt Disney. La carriera di Roberto De Leonardis, leggenda del doppiaggio”, Croce Editore 2017)

“LA SHOAH IN ROMANESCO” DI LEONARDO VILLEGGIANTE: UN POEMA CONTRO TUTTE LE BARBARIE (BEROE EDIZIONI). ECCO LA PREFAZIONE
LA MEMORIA NECESSARIA
Non esistono parole sufficienti per raccontare compiutamente l’immane tragedia della Shoà. Perciò l’autore di questo libro si è rivolto ad un nobile dialetto che conosce molto bene: il romanesco. Non è una scelta eccentrica, la sua. Specie ai più giovani, Leonardo Villeggiante cerca di trasmettere l’orrore dello sterminio nazista di sei milioni di ebrei, durante la Seconda guerra mondiale, aggrappandosi con tutte le sue forze alla carnalità del dialetto, al suo realismo estremo, alla sua irrefrenabile immediatezza.
Un tentativo, credo, riuscito, anche se nessun libro può contenere tutto il dolore e tutto lo spavento che ha comportato quel dispiegamento delle forze del male nel cuore cristiano dell’Europa: una delle pagine più nere e vergognose nel grande libro del Novecento.
Tutto nasce qui dal bisogno di raccontare, rivivere, ricordare: un nonno, forse, o un sopravvissuto. Attorno a lui, nella nostra mente, ci figuriamo un gruppo di ragazzi e ragazze che pendono dalle sue antiche labbra come fossero fiamme di un tragico focolare. E, infatti, sono parole infiammate quelle che escono dalla bocca di quel “narratore”, parole fatte per incendiare cuore e orecchie di chi gli è vicino.
Li vediamo anche noi quei ragazzi e quelle ragazze che si commuovono al ritmo dei suoi occhi assediati dalle lacrime e sentono i lenti battiti del suo cuore ormai fragile e spossato. Ragazzi e ragazze che avvertono la necessità vitale di dare volto e voce ad un passato che li riguarda da vicino e li interpella clamorosamente. Sono tutti ebrei? Forse. In realtà, possono essere ragazzi e ragazze di qualsiasi religione o nazione. Di sicuro, ascoltano l’anziano per non dimenticare. Per capire, imparare. Lo ascoltano per prevenire le curve mortali della Storia, fronteggiare le improvvise ondate di intolleranza e xenofobia che attraversano la società, tagliare il fosco albero del male alle radici.
La poesia romanesca di Villeggiante procede, umilmente, in questa direzione, difficilissima ma necessaria. Non lascia certo indifferenti. Appassiona e coinvolge. Suscita indignazione e speranza. Il suo è un fare memoria in modo angoscioso e dolente, ma anche costruttivo e partecipato. Spetta al lettore fare la sua parte.
LE VICISSITUDINI DI STANLIO E OLLIO
Esce finalmente in Italia la più celebre biografia sui due grandi comici
Di Nunziante Valoroso
Esce in libreria in questi giorni un’opera che farà sicuramente felici molti appassionati di Storia del Cinema. L’attesissima traduzione italiana della prima e unica biografia autorizzata sulla più grande coppia comica mai esistita: Stanlio e Ollio.

Intitolato con molta semplicità “Mr. Laurel and Mr. Hardy” (era così che i due comici usavano presentarsi al pubblico), il testo uscì in America quando Stan Laurel, il “magro” del duo, era ancora in vita: il suo apporto al lavoro fu, quindi, fondamentale. Stan si domandava se esistessero davvero delle persone interessate a leggere una loro biografia. Il tempo ha dato, indubbiamente, risposta positiva alla sua domanda.
La prima pubblicazione del libro, avvenuta nel 1961, diede notevole impulso alla riscoperta della coppia da parte della critica, che fino a quel momento li aveva sempre considerati personaggi minori, sminuendone l’arte o semplicemente snobbandoli. Il pubblico, che invece non li aveva mai sottovalutati, grazie a questo testo, dimostrò di avere una grande, forte passione comune per questi due amici. Per tale motivo John McCabe, autore del volume, fondò, con il consenso e l’aiuto di Laurel, un’associazione che riunisse tutti i loro estimatori, il cui nome proviene da uno dei loro film più famosi: The Sons of the Desert, ovvero I Figli del Deserto.
La sezione italiana storica dell’associazione, “Noi Siamo le Colonne”, ha contribuito in modo sostanziale alla cura della edizione italiana del volume, dalla traduzione alle note, chiedendo l’aiuto di molti membri del club, anche oltreoceano. Quando Stan Laurel morì, McCabe ampliò di un capitolo il libro e ne curò nuove edizioni negli anni: l’edizione più aggiornata è questa che viene presentata, finalmente, anche nelle librerie italiane, a cura della casa editrice Sagoma Comedy. Il progetto è stato curato dal Gran Sceicco dell’Oasi 165 dei “Figli del Deserto”, Benedetto Gemma, da Stefano Cacciagrano, Andrea Ciaffaroni e Gabriele Gimmelli, con il contributo, per le traduzioni dei capitoli, di Gabriele Chiffi, Tommaso Gemma, Chiara e Luca Mauli e di chi scrive.
La novità del libro è soprattutto il fatto di essere totalmente inedito nel nostro panorama bibliografico. Le ultime biografie risalgono alle opere di Giancarlo Governi ed Ernesto G. Laura, non aggiornate da parecchi anni. a lettura di questa brillante biografia sarà certamente l’occasione, per molti, di scoprire o riscoprire due geni della comicità del ‘900, protagonisti di storie e comiche irresistibili. Personalmente, mi piace ricordare alcuni lungometraggi leggendari come “Fra Diavolo” (The Devil’s brother, 1933) , “I figli del deserto” (Sons of the Desert, 1933), “Gli allegri eroi” (Bonnie Scotland, 1935) e “I fanciulli del West” (Way out West, 1937), per non parlare di quel capolavoro che è forse il titolo più amato in Italia “I diavoli volanti” (The flying deuces, 1939), rimasto famoso da noi anche per l’inserimento, del tutto originale, nella colonna sonora, della famosa canzone “A Zonzo”, di Morbelli e Filippini, al posto dell’originale Shine on Harvest Moon, con un nuovo testo, probabilmente inventato dallo stesso Alberto Sordi, doppiatore abituale di Oliver Hardy (Ollio).
Sordi rimase, per anni, la voce di Ollio, mentre Mauro Zambuto, all’epoca doppiatore di Mickey Rooney, provvedeva a far parlare in italiano Stan Laurel (Stanlio), con effetti irresistibili.

PER DONAZIONI E CONTRIBUTI ALL’ASSOCIAZIONE C. RIVA:
Codice Iban: IT 10 N 08327 03231 000000006461
PRISMA. Di Gianni Maritati. Con la collaborazione di Ruggero Pianigiani
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