sabato 19 agosto 2017

Pomodori sul terrazzo

Coltivare pomodori in vaso, la guida

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Come coltivare pomodori in vaso: dimensioni del vaso, coltivazione in casa o in balcone, potatura, concime e tutti i consigli utili per coltivare il pomodoro in vaso.
Vuoi coltivare i pomodori sul balcone o sul terrazzo di casa tua? I pomodori sono eccellenti piante da vaso. Si adattano bene anche ai contenitori di discrete dimensioni. In questa pagina vedremo tutti i consigli per coltivare il pomodoro anche in spazi ridotti come può essere il balcone di casa.


Come coltivare pomodori in vaso



La coltivazione del pomodoro in vaso  è molto facile e divertente, per non parlare poi della soddisfazione e del piacere di poter mangiare qualcosa coltivato con le proprie mani. Ecco come coltivare i pomodori in vaso in maniera semplice.




uando si coltivano i pomodori
Il periodo: Il mese migliore per invasare le piantine di pomodoro è maggio, basta acquistarle nei vivai o nei consorzi. Chi vuole partire dal seme, può eseguire una semina in ambiente protetto fin dal mese di marzo e provvedere alla messa a dimora a maggio.ù







La temperatura ottimale per lo sviluppo delle piante di pomodoro è compresa tra i 20 e i 22 °C ma questa pianta tollera bene anche basse temperature. Muore sotto i 2-3 °C e continua a prosperare anche con temperature minime di 12 – 13 °C. Se vuoi seminare i pomodori direttamente in vaso, tieni ben in mente queste temperature prima di portare il vaso all’aperto.
Quale varietà di pomodoro coltivare in vaso
Generalmente le piantine da coltivare in vaso sono quelle di dimensioni ridotte e a crescita determinata. Per la varietà ti puoi orientare per il pomodoro ciliegia (sempre a crescita determinata), oppure una varietà con pezzatura più grande, come  “San Marzano” o “Cuore di bue”, tutti indicati per salse e in insalata.
Quanto deve essere grande il vaso?
Dato che non è possibile ammassare le piantine in poco spazio sarebbe opportuno collocare una sola pianta in un vaso dalle dimensioni di 30 cm. In alternativa puoi orientarti verso le classiche fioriere e coltivare più piante in vasi rettangolari lasciando 40 cm di spazio tra una pianta e l’altra. Quando più piante competono per lo stesso substrato è sempre consigliabile lasciare un certo margine di crescita.
Quale terreno è più adatto alla coltivazione del pomodoro in vaso?
E’ preferibile scegliere un terreno con pH compreso tra 5,5 e 6.8, ricco di materia organica o compost. E’ importante scegliere un terreno ricco di azoto (terriccio fertile, oppure aggiungere del compost o letame ben maturo al terriccio universale).
I pomodori in vaso necessitano di potatura?
No, se avete scelto una varietà a crescita determinata non dovrai potare nulla. L’unico accorgimento utile sta nell’eliminazione di eventuali getti secchi o danneggiati.
Durante il periodo di crescita è consigliabile togliere quelle foglie che crescono tra fusto e getto per permettere alla pianta di concentrare le forze nella produzione di frutti.
Dove mettere il pomodoro in vaso?
Posizionare i vasi in una zona soleggiata: è la soluzione migliore per ottenere una buona produzione di pomodori.

Come coltivare il pomodoro in vaso

1) Riempire i vasi per due terzi di terreno poi invasare le piantine pomodoro con un’inclinazione del fusto di 45 gradi a una distanza di almeno 12 centimetri l’una dall’altra: la pianta di pomodoro inizierà a crescere dritta verso l’alto nel giro di pochi giorni.
2) Ricoprire con altro terreno fino a metà piantina e innaffiare assicurandosi che il terreno sia bene impregnato d’acqua.
3) Dopo che la pianta ha raggiunto una certa altezza, inserire un supporto necessario per mantenerla in posizione verticale e tenere sollevati i rami con i frutti.
A partire dalla metà giugno i fiori si ingrosseranno fino a diventare succosi frutti maturi.

Irrigare il pomodoro in vaso

Durante tutto il periodo della crescita della pianta è bene innaffiare il terreno almeno due volte a settimana assicurandoci di non lasciar seccare la terra.
Non bagnare le foglie perché l’umidità favorisce la comparsa di malattie fungine. Innaffiare sempre nelle ore più fresche della giornata, preferibilmente dopo il tramonto.
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pomodoro in vaso

Indicazioni importanti per capire quando irrigare i pomodori in vaso: per capire se la pianta necessita di più acqua basta osservare lo stato delle foglie, se sono dritte e di colore verde brillante si stanno innaffiando in modo corretto se invece sono raggrinzite o spente bisogna aumentare le dosi.
Avere l’orto sul balcone di casa significa avere cibi sempre freschi senza dover temere la provenienza.

Consociazione con il pomodoro

Chi vuole coltivare il pomodoro in grossi contenitori, magari condividendo lo spazio di coltivazione con altre piante, può rispettare questa consociazione. Il pomodoro può essere coltivato insieme a carote, cicorie, lattughe, ravanelli e spinaci.

Pomodoro dolce in vaso

Piccolo consiglio per coltivare pomodori dolci e dal sapore inconfondibile!  Se ami i pomodorini piccoli e dolci, puoi scegliere il datterino. Le piante di datterino presentano frutti dalla polpa particolarmente dolce e dal peso medio che oscilla tra i 10 e 15 grammi. Durante la crescita, sarà necessario posizionare un tutor per supportare la posizione della pianta.
Per altre info: come piantare pomodori
Pubblicato da Anna De Simone il 24 maggio 2017

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orto sul balcone

·         GIARDINAGGIO
·         ORTO SUL BALCONE
Orto in vaso: come coltivare i
peperoni crescono senza problemi in piccoli spazi: il vostro orto sul balcone avrà tanto colore e una verdura gustosissima grazie ai peperoni! Ecco tutti i consigli di giardinaggio per coltivarli!
peperoni non sono solo buonissimi da mangiare, ma sono una vera gioia per gli occhi! Verdigialli o rossi in ogni orto che si rispetti spunta puntuale una pianta di peperoni. Se il vostro orto si sviluppa in un angolo del vostro terrazzo, non pensate che sia impossibile coltivare in quel piccolo spazio anche i peperoni!
Primo passo importantissimo è la scelta del tipo di pianta: cercate quella che vi dia dei peperoni non troppo grossi, la tipologia di quelli a corno è perfetta. Procuratevi quindi un vaso piuttosto fondo, che dia modo alle radici della pianta di svilupparsi senza problemi e di avere un terreno sempre idratato. Riempitelo con del terriccio universale e mettete al centro la pianta che appoggerete a un sostegno: il peperone si sviluppa molto in altezza e raggiungerà facilmente il metro di altezza!
Ricordatevi di annaffiarlo regolarmente e posizionatelo in una zona soleggiata del vostro orto sul balcone: in inverno però trasferitelo in casa, per evitare di sottoporlo allo stress del freddo, e l’anno seguente vi regalerà ancora più peperoni!
State attenti però agli afidi: questi piccoli parassiti amano infatti posizionarli vicino al picciolo delle foglie: per eliminarli leggete Parassiti delle piante: il rimedio natuale è il peperoncino!


La reliquia di don Bosco è tornata a casa






La reliquia di don Bosco è tornata a casa. Cerimonia in basilica con i carabinieri che l’hanno ritrovata

Trafugata all'inizio di giugno l'urna fu recuperata, dopo una decina di giorni, nella casa di un pregiudicato di Pinerolo, ora agli arresti domiciliari

La reliquia di don Bosco è tornata a casa
E’ stata riportata nella basilica di Castelnuovo don Bosco (Asti) la reliquia di San Giovanni Bosco rubata all’inizio di giugno e ritrovata, dopo una decina di giorni, dai carabinieri, nella casa di un pregiudicato di Pinerolo (Torino), Giacomo Cusenza, ora agli arresti domiciliari.
LA RELIQUIA E’ STATA PORTATA DAI CARABINIERI
Alla cerimonia, nel 202/o anniversario della nascita del santo, hanno partecipato centinaia di fedeli, tra i quali 250 giovani salesiani che hanno concluso il meeting europeo Sym Europe. L’urna con la reliquia, una scheggia del cervello di Don Bosco, è stata portata dai due militari che l’avevano recuperata.
LA CERIMONIA ALLA PRESENZA DELL’ARMA
Alla cerimonia hanno preso parte il rettore maggiore don Angel Fernandez Artime, il generale dei Carabinieri Riccardo Amato, comandante Interregionale Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta, il comandante della Legione Piemonte e Valle d’Aosta, generale Mariano Mossa, il comandante provinciale di Asti, Bernardino Vagnoni, il cardinale Tarcisio Bertone.

MONDO GIOVEDÌ 17 AGOSTO 2017 I figli dei preti





  • MONDO 
  • GIOVEDÌ 17 AGOSTO 2017

I figli dei preti

Il team "Spotlight" del Boston Globe – quello del film – ha pubblicato la sua ultima inchiesta: sul celibato nella Chiesa cattolica e sui sacerdoti diventati padri

boston-globe
Il Boston Globe, storico quotidiano di Boston fondato nel 1872, ha pubblicato ieri l’ultima inchiesta di “Spotlight”, il suo team di giornalismo investigativo, uno dei più famosi al mondo. L’inchiesta, divisa in due parti (qui e qui), riguarda i figli dei sacerdoti cattolici, figli “illegittimi” visto che da nove secoli la Chiesa cattolica impone il celibato ai suoi sacerdoti: racconta la storia di alcuni di loro, di come sono venuti a sapere nel corso della loro vita di essere figli di preti, delle difficoltà e problemi che hanno dovuto affrontare e delle risposte che la Chiesa ha dato sul tema negli ultimi anni. L’inchiesta è stata molto ripresa anche per la notorietà ottenuta dal team investigativo del Boston Globe dopo l’uscita del film Il caso Spotlight, nel febbraio 2016, che tra le altre cose ha vinto l’Oscar come miglior film.
Michael Rezendes, autore dei due articoli del Boston Globe e membro del team Spotlight (nel film Spotlight è il giornalista interpretato da Mark Ruffalo), ha raccontato alla trasmissione CBS This Morning di avere cominciato l’inchiesta dopo essere venuto a conoscenza della storia di uno dei molti figli di sacerdoti negli Stati Uniti, Jim Graham, e di avere capito che non era un episodio isolato – un’eccezione, come sostiene la Chiesa da molti anni – ma di una situazione che probabilmente coinvolge migliaia di persone in tutto il mondo: «Capii che era una cosa sistematica e meritava tutta la mia attenzione», ha detto Rezendes. Gli articoli del team Spotlight partono da qui, dalla storia di Graham e dalle sue ricerche – iniziate ormai più di vent’anni fa – per scoprire qualcosa di più sul suo padre biologico.
Graham, ha raccontato il Boston Globe, passò la sua giovinezza e parte della sua vita adulta a chiedersi come mai quello che credeva essere suo padre – John Graham, proprietario di una pompa di benzina a Buffalo, nello stato di New York – lo detestasse così tanto. Nel 1993, quando i suoi genitori erano già morti, Graham tornò a Buffalo, dove incontrò i suoi zii per sapere la verità sul suo passato. Sua zia Kathryn tirò fuori una lettera di un ordine religioso cattolico: mise il dito sulla fotografia che ritraeva un uomo calvo, con lo sguardo triste, che indossava il collarino ecclesiastico, il collarino bianco dei preti: «Solo i tuoi genitori lo sanno per certo, ma quest’uomo potrebbe essere tuo padre». Quell’uomo era il reverendo Thomas Sullivan, che si era laureato al Boston College e che poi aveva studiato da sacerdote a Tewksbury, in Massachusetts. Tempo dopo Graham venne a sapere che quello che aveva creduto per molto tempo essere suo padre, John Graham, aveva scoperto che sua moglie lo aveva tradito con Sullivan, e per questo voleva il divorzio: «Assomigliavo così tanto a mio padre [a Sullivan], devo essere stato [per John Graham] un costante ricordo dell’uomo che gli aveva portato via la moglie».
Oggi Graham sta ancora aspettando la conferma ufficiale che suo padre fosse Sullivan.
Un’alta storia molto intensa raccontata dal Boston Globe è quella di Chiara Villar, una donna di 36 anni che vive nella periferia di Toronto, in Canada. Villar sa di essere figlia di un prete da quando era molto piccola, ma sua madre le ha sempre detto di riferirsi a lui solo come a uno zio: «Mi chiedevo perché non poteva essere mio padre, così ho cominciato a sentirmi in colpa». La madre di Villar, Maria Mercedes Douglas, incontrò Anthony Inneo all’inizio degli anni Settanta a Buffalo. Douglas non sapeva che Inneo era un sacerdote; quando l’aveva conosciuto non indossava il collarino bianco. Dopo essere tornata a Madrid per un periodo, Douglas andò di nuovo a Buffalo, dove aveva degli amici, e iniziò una relazione con Inneo. Quando Inneo le disse di essere un sacerdote, Douglas non ci poteva credere: «Sembrava uno scherzo di cattivo gusto», ha raccontato al Boston Globe. I due continuarono comunque la loro relazione e Inneo le promise che avrebbe lasciato presto il sacerdozio. Poi, un giorno, lei scoprì di essere incinta: «Fu uno shock. Non sapevo cosa fare». Lo disse a Inneo, ma lui rispose che non era ancora pronto a lasciare la sua vita religiosa. Lei cominciò a credere che non l’avrebbe mai fatto.
Fin da quando era piccola, Chiara Villar – la figlia di Douglas e Inneo – sapeva la verità sul padre, ma non poteva dirla a nessuno: «Non penso che loro [i miei genitori] capissero il trauma psicologico che mi avrebbe provocato il fatto di dirmi che dovevo mentire», ha raccontato Villar. Negli anni successivi Inneo andò regolarmente a vedere sua figlia, con la quale aveva un ottimo rapporto, ma Villar era costretta a continuare a mentire: «In privato lui era mio padre, ma in un attimo, quando uscivamo dalla macchina di mia madre, era una cosa tipo, “Ok, Chiara, che Dio ti benedica”. Era tutto un Dr. Jekyll e Mr. Hyde». Quando fu più grande, Villar cominciò a sentirsi in colpa e a considerarsi non meritevole dell’amore di suo padre: cominciò a farsi regolarmente dei tagli sul corpo. Villar non ebbe mai la possibilità di avere una relazione normale e pubblica con suo padre: dopo che Inneo si ammalò di Alzheimer, la sua famiglia lo mise in una casa di cura senza dirle niente. Lei trovò l’indirizzo e andò a trovarlo, ma la malattia era già in fase avanzata e lui non la riconobbe: «Mi ha nascosto tutta la sua vita e poi si è ammalato di Alzheimer, e mi ha dimenticata», ha raccontato Villar al Boston Globe.
Il Boston Globe ha scritto che probabilmente ci sono migliaia di figli di sacerdoti in tutto il mondo: Irlanda, Messico, Polonia, Paraguay, Stati Uniti e molti altri paesi, dovunque ci sia la Chiesa cattolica (quindi ovviamente anche in Italia). Il numero esatto non si può sapere, ma negli ultimi anni molti di loro sono entrati in contatto grazie a un sito internet creato da Vincent Doyle, figlio di un prete cattolico irlandese che ha scoperto la verità sulla sua famiglia quando aveva 28 anni. Grazie al sito, che si chiama Coping International, Doyle ha conosciuto decine di figli di preti, tra cui molte persone che a causa della loro storia – a volte perché costrette a mentire, altre per la mancanza di un sostegno finanziario da parte del padre biologico – hanno avuto problemi psicologici ed economici. Doyle ha anche cercato di rivolgersi direttamente al papa. Nel giugno 2014 andò a San Pietro per assistere alla messa della domenica: quando papa Francesco passò davanti a lui, gli baciò l’anello e gli diede una lettera tradotta in spagnolo che parlava della situazione dei figli dei sacerdoti. A Doyle sembrò che il papa leggesse il primo paragrafo della lettera: «Aveva uno guardo sincero e profondo sul suo viso. Poi strinse la lettera vicino al cuore e disse: “Sì, sì, la leggerò”». Doyle però non ricevette mai una risposta. Nel frattempo la Chiesa cattolica continuò a trattare i figli dei sacerdoti come situazioni negative ma “eccezionali”, minimizzando la dimensione del fenomeno.
Il diritto canonico, il sistema di leggi, regole e principi che la Chiesa usa per governare il mondo cattolico, non spiega come dovrebbe comportarsi la Chiesa nel caso in cui un sacerdote faccia dei figli. Il contributo economico alla madre del bambino dipende dalla generosità del sacerdote, non esiste nessun obbligo:
«Alcuni sacerdoti nei casi analizzati dal Globe hanno preso le loro responsabilità seriamente. Sono padri devoti, anche se in privato. Alcuni hanno promesso alle donne madri dei loro figli che avrebbero lasciato il sacerdozio, ma pochi l’hanno fatto; altri le hanno confortate dicendo che sarebbe stato solo questione di tempo prima che la Chiesa abbandonasse l’obbligo del celibato, decisione che però papa dopo papa, compreso papa Francesco, non è mai stata presa.»
In molti casi i sacerdoti non hanno assunto la responsabilità finanziaria o legale per i loro figli. Dei 10 casi analizzati approfonditamente dal Boston Globe, solo due madri hanno deciso di rivolgersi a un tribunale per ottenere un qualche tipo di sostegno per i loro figli, mentre tutte le altre hanno lasciato che fosse il padre a decidere quanto dare ed essere presente. In altri casi, ha scritto il Boston Globe, non c’è stato nemmeno bisogno che il sacerdote chiedesse segretezza: le madri profondamente cattoliche lo considerano non solo come il padre dei loro figli, ma anche come un rappresentante di Dio. Questo ha fatto sì che le donne vittime di abusi sessuali siano state riluttanti a riportare alle autorità quello che era successo, perché si assumevano spesso la colpa della violenza.
Negli ultimi anni sono stati pochi i leader della Chiesa cattolica che hanno parlato della situazione dei sacerdoti con figli. Uno di loro è stato l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, che tra le altre cose ha aiutato Doyle a lanciare il suo sito, Coping International. Martin ha detto: «Un bambino ha il diritto di conoscere suo padre e ogni padre ha obblighi fondamentali nei confronti di suo figlio o sua figlia». Di recente la Conferenza episcopale dei vescovi irlandesi ha approvato delle linee guida che chiedono a ogni sacerdote con figli di «affrontare le proprie responsabilità personali, legali, morali e finanziarie», ma non chiedono la rinuncia al sacerdozio. Doyle sperava che una decisione simile fosse presa anche dal Vaticano, ma le cose sono andate diversamente. Il cardinale Sean O’Malley, importante consigliere di papa Francesco e capo della Commissione pontificia per la protezione dei minori, ha scritto un breve comunicatosulla questione in risposta all’inchiesta del Boston Globe. In un passaggio si legge che ciascun sacerdote che ha fatto un figlio ha «un obbligo morale di farsi da parte dal sacerdozio e provvedere alla cura e ai bisogni della madre e del figlio». O’Malley ha aggiunto che la commissione che guida non si occuperò di queste situazioni, perché andrebbero oltre il suo mandato.
Tre anni fa, la commissione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino ha parlato dei casi in cui sacerdoti cattolici avevano costretto le donne incinte dei loro figli a rimanere in silenzio per evitare lo scandalo, in cambio di sostegno finanziario. La commissione aveva chiesto al Vaticano di dire quanti fossero il numero dei bambini figli di sacerdoti, aveva chiesto di scoprire chi fossero e di prendere tutte le misure necessarie per assicurare che i diritti di questi bambini venissero garantiti. Il Vaticano dovrà farlo entro l’1 di settembre di quest’anno.