martedì 17 ottobre 2017

Si chiama Moringa, è l'albero che ci salverà dalla fame

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Si chiama Moringa, è l'albero che ci salverà dalla fame

Moringa potrebbe essere l'albero che salverà dalla fame: resistente alla siccità, con molteplici usi e tante proprietà nutritive

Fonte: Instagram
Tante sono state le proposte e i tentativi di porre definitivamente un freno al problema della fame nel mondo. La soluzione definitiva sia alla fame sia alla povertà potrebbe arrivare da un semplice albero da cortile, il moringa.
Se molti lo hanno ribattezzato “Albero dei miracoli”, un motivo deve esserci. Più di uno, in realtà, dato che le proprietà miracolose di questo albero non sono poche e si estendono in più ambiti.
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Benefici delle foglie di moringa

Le proprietà più importanti della pianta di moringa risiedono nelle sue foglie, che hanno un sapore simile a quello del thé verde. Le proprietà nutritive sono strabilianti: l’albero moringa contiene più calcio del latte, più proteine delle uova e più vitamina A delle carote. Tutte queste proprietà non danno benefici solo dal punto di vista nutrizionale, ma secondo alcuni studi renderebbero il moringa un potente anti-infiammatorio ed un utile strumento per il controllo della glicemia nei malati di diabete. Stimola, inoltre, la produzione di latte nelle donne, motivo per cui è stato rinominato anche “migliore amico delle mamme“.
Gli utilizzi di questa pianta non si limitano all’ambito alimentare, ma anche al settore della cosmesi: dai semi è possibile ricavare preziosi oli per capelli.

Moringa: l’albero che salverà il mondo

Il fatto che venga considerato un super-cibo non dipende solo dalle sue -seppur eccellenti- proprietà nutrizionali, ma anche dalle condizioni in cui l’albero riesce a svilupparsi: cresce rapidamente e resiste alla siccità, due caratteristiche che rendono la sua coltivazione ideale in quelle zone in cui la povertà e la malnutrizione sono più gravi, come l’Africa, l’Asia e il Sud America.
Incentivare la coltivazione e la vendita di prodotti derivati da questa pianta è uno dei principali obiettivi di varie associazioni, come ad esempio MoringaConnect, che impiega oltre 2’000 collaboratori locali e che solo in Ghana ha piantato 250’000 piante.
Coltivare un albero Moringa permette di raccogliere i frutti del proprio lavoro in breve tempo e di poter utilizzare le foglie non solo per il consumo della propria famiglia o comunità, ma anche per ricavarne prodotti da vendere a terzi, garantendo un guadagno molto superiore alle spese. I prodotti a base di moringa si stanno diffondendo negli Stati Uniti e la loro diffusione non solo dà benefici a chi consuma questi alimenti, ma anche a chi li produce.

Va a vivere per 10 anni nei boschi

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La moglie lo opprime. Va a vivere per 10 anni nei boschi

Malcom è un giardiniere inglese che, per sfuggire alla moglie, ha vissuto per 10 anni in un bosco

La moglie lo opprimeva troppo e lui per sfuggirle è andato a vivere nei boschi per ben 10 anni. Ha dell’incredibile la storia di Malcom Applegate, un anziano giardiniere inglese sparito da casa anni fa per non farvi più ritorno. L’uomo ha preferito gli alberi e un giaciglio fra l’erba anziché la compagnia della moglie. “Mi opprimeva, voleva controllarmi” ha svelato parlando della donna che, anche ora che è tornato alla civiltà, non vuole più vedere.
“Sono stato un giardiniere a Farnborough per 25 anni felici – ha svelato Malcom-. Mi è piaciuto molto il lavoro, come mi sono sempre piaciuti i giardini. Non è stato più così da quando mi sono sposato. Da allora sono diventato molto più infelice – ha confessato l’anziano, ricordando la sua esistenza passata -. Lavoravo, lavoravo molto, e più lavoro facevo più mia moglie si arrabbiava”.
Alla base dei problemi di coppia c’era, a quanto pare, l’eccessivo controllo della moglie nei confronti del marito. “Non voleva che stessi fuori di casa per troppo tempo – ha spiegato -. La sua voglia di controllarmi le è cominciata a sfuggire di mano. Mi ha chiesto prima che tagliassi le mie ore a lavoro. Poi a chiedermi di restare a casa. Non ho retto, e dopo qualche tempo ho deciso di andare via. Non ho detto niente a nessuno. Non alla mia famiglia almeno. Sono scomparso per dieci anni”.
Fuggito di casa Malcom si è rifugiato in un bosco, dove è rimasto per moltissimi anni. “Mi sono accampato in una foresta vicino a Kingston – ha ricordato – e ho fatto di questo bosco la mia casa per cinque anni, mantenendo i giardini in un centro per anziani lì vicino. Mi è piaciuta molto la mia vita al tempo. Stavo bene. Poi ho saputo del centro Emmaus di Londra attraverso un amico e ho creduto che lì sarei stato meglio. Ci sono andato per vedere come fosse, e mi ci sono trasferito immediatamente”.

lunedì 16 ottobre 2017

Uccisa a Malta la giornalista anti-corruzione

Uccisa a Malta la giornalista anti-corruzione

Era celebre per le sue critiche al governo

ROMA – La giornalista Daphne Caruana Galizia è rimasta uccisa nel pomeriggio di oggi dall’esplosione dell’auto su cui si trovava a bordo. Lo riferiscono i media locali. Ancora incerta la natura dell’esplosione. Il premier Joseph Muscat ha condannato l’episodio parlando di attacco “barbaro”: “Tutti sanno quanto Galizia fosse critica nei miei confronti, ma nessun può giustificare questo atto barbaro”. La cronista, 15 giorni fa, aveva depositato una denuncia dopo aver ricevuto minacce di morte.

Il premier maltese Joseph Muscat ha affermato che ad uccidere la giornalista è stata un’autobomba, precisando che l’esplosione è avvenuta nel pomeriggio dopo che la giornalista Daphne Caruana Galizia, 53 anni, era uscita di casa da Mosta, una cittadina vicino alla capitale La Valletta.
“Ci sono criminali ovunque si guardi adesso, la situazione è disperata”. E’ la frase finale dell’ultimo post pubblicato sul suo blog dalla giornalista, mezz’ora prima di rimanere uccisa.
ANSA | 16-10-2017 18:54

Giulia Napoleone – Dialoghi

Giulia Napoleone – Dialoghi


15 settembre – 12 novembre 2017

L’Istituto centrale per la grafica presenta la mostra Dialoghi di Giulia Napoleone. Esposti 36 libri-opera, composti da disegni, per lo più inediti, realizzati dall’artista nell’arco della carriera, a partire dal 1963, anno della prima mostra alla Galleria Numero di Firenze. Il ’63 è anche l’anno in cui Giulia Napoleone (Pescara 1936) realizza i primi disegni a inchiostro di china ed esegue le prime incisioni; è la nascita del suo linguaggio formale, dei paesaggi interiori, dei paesaggi “di puntini”, come li definisce lei stessa, di quella ricerca sulla complessità semantica che domina la scena intellettuale e artistica degli anni Sessanta, in cui l’artista opera con la sua personalissima lettura del reale mediata dalla poesia. “La poesia è come un paesaggio – scrive Giulia Napoleone – tutta la comprensione delle cose avviene attraverso la poesia, a tutto corrisponde un verso. La mia lettura è una lettura lenta e tormentata, un processo di assimilazione difficoltoso”. Un dialogo continuo e costante tra poesia e arte visiva caratterizza dunque il suo lavoro, ed ha ispirato la scelta del titolo della mostra, Dialoghi. I disegni realizzati per i libri-opera esposti nel Museo dell’Istituto, riferiti ai poeti del Novecento, accompagnano il lavoro dell’artista da sempre. Destinati ad un uso privato, costituiscono una sorta di mantra distensivo che le permette di ritrovare energia dopo le ore di insegnamento o di pittura. L’incontro con la Calcografia risale al 1965; Maurizio Calvesi è il direttore e sono anni intensi, di studio, di apertura agli artisti, di sperimentazione, di tecnica e insegnamento; Giulia conosce e lavora a fianco di incisori come Guido Strazza, Luca Maria Patella, Antonino Virduzzo.
Con Dialoghi, Giulia torna in Calcografia a vent’anni dall’antologica del 1997; l’attuale mostra, a cura di Antonella Renzitti, responsabile del Dipartimento del Contemporaneo, testimonia anche il rapporto ininterrotto dell’artista con l’Istituto; è infatti del 2014 l’acquisizione alle Collezioni del fondo di 35 libri-opera, che costituisce il nucleo fondante della mostra. Interamente composti a mano, i libri-opera si distinguono per la varietà di formati e di soggetti, per l’originalità della loro confezione, priva di legature, e per l’estrema cura con cui l’artista ha scelto le carte. Tra i lavori della fine degli anni Sessanta emergono i libri che traggono spunto dai luoghi visitati da Giulia, affascinata dalla qualità cromatica e dalla luminosità dei paesaggi della Tunisia. Astro che alto rifulgi, Deserto, Progetto per deserto, Sidi Bou Said restituiscono, mediante la sovrapposizione di carte pregiate ritagliate e tracce di matita, anche la mutevolezza di quelle atmosfere orientali. Paesaggi mentali, percorsi interiori suggeriti dai ricordi dell’infanzia, le piogge o le onde del mare si ritrovano in Paesaggi di puntini, un libro di otto disegni su residui di fogli pregiati disposti uno dopo l’altro a formare un ipotetico paesaggio di onde. L’elemento acqua, il movimento del mare, il tratteggio della pioggia, il “tremolio dell’aria” sono suggestioni che troviamo in Infanzia e in Kitawa, della fine degli anni Settanta, ma che ritornano in Passioni di pioggia dell’inizio degli anni Novanta. Solo se ombra, dedicato a Gaetano Arcangeli, e Inverno, con versi di Charles Baudelaire, restituiscono attraverso il gioco della luce e del suo contrario immagini di luoghi vissuti. E anche nei suoi notturni: Oscurarsi, Terra, Notte chiara, la luce vince sulle tenebre. Il libro-opera Nodi quasi di stelle, composto da venticinque fogli realizzati a china con altrettante poesie, inedite, di autori diversi, che rappresentano venticinque costellazioni astrali, ispirate ad un verso di Giacomo Leopardi tratto da La ginestra o fiore del deserto (1836) è la sintesi emblematica di tutti i dialoghi-incontri della sua vita artistica e umana.. Le poesie sono di Annelisa Alleva, Antonella Anedda, Primerio Bellomo, Marco Caporali, Maria Clelia Cardona, Francesco Dalessandro, Massimo Daviddi, Milo De Angelis, Roberto Deidier, Paolo Febbraro, Biancamaria Frabotta, Rita Iacomino, Gilberto Isella, Isabella Leardini, Pietro Montorfani, Adriano Napoli, Alberto Nessi, Elio Pecora, Giancarlo Pontiggia, Fabio Pusterla, Roberto Rossi Precerutti, Mariarita Stefanini, Alberto Toni, Marco Vitale, Simone Zafferani. Il progetto espositivo propone anche Mistero, disegno di un metro di diametro, anch’esso a china, con la rappresentazione dell’emisfero boreale: ultima donazione, in ordine di tempo, all’Istituto. Catalogo edito da Gli Ori di Pistoia, con i testi di Maria Antonella Fusco, Antonella Renzitti, Gianni Contessi e Gabriella Pace. Schede e biografia a cura di Miriam Urru.

L’Istituto

palazzo Poli

La storia dell’Istituto centrale per la grafica

Nel 1975 nasce l’Istituto Nazionale per la Grafica dall’unione della Calcografia Nazionale, di eredità pontificia e del Gabinetto nazionale delle stampe. Nel 2008, tale unificazione scientifica finalmente si è tradotta nella riunione in un’unica sede: gli edifici contigui di Palazzo Poli e della Calcografia sono entrati in comunicazione logistica, e contemporaneamente le distinte collezioni della Calcografia e del Gabinetto delle Stampe si sono unificate.
La fondazione della Calcografia Nazionale nel 1738 è il risultato di una lunga trattativa  che vede impegnati papa Clemente XII (1730-1740) e suo nipote Neri Maria Corsini (1685-1770),  protagonista della vita culturale romana per lunga parte del Settecento, nell’acquisto della storica Stamperia De Rossi. L’Istituto ha raccolto sin dalla sua fondazione un numero sempre crescente di matrici calcografiche, alle quali si è poi aggiunto, a partire dalla metà del ‘900, anche un consistente nucleo di matrici xilografiche, fotografie e video d’artista.
Il Gabinetto Nazionale delle Stampe è stato istituito nel 1895 presso Palazzo Corsini, in via della Lungara e poi, nel 1950 trasferito nella sede di Villa della Farnesina. Il fondo di stampe, disegni e incisioni proveniente dalla biblioteca del principe Corsini costituisce il nucleo più antico e importante del materiale custodito oggi dall’Istituto Nazionale per la Grafica.
Dal 10 dicembre 2014 l’Istituto assume la denominazione di Istituto centrale per la grafica (DPCM 29 agosto 2014, n.171, art.30).

Palazzo della Calcografia

Palazzo della Calcografia
Palazzo della Calcografia
Giuseppe Valadier (Roma 1762 ivi 1839) progettò l’edificio e ne diresse i lavori.
I tempi di costruzione, dall’agosto del 1835 al giugno 1837, furono rapidi e le relazioni tecniche molto dettagliate, permettendoci così di conoscere perfettamente l’aspetto originale del Palazzo, di squisito gusto neoclassico nelle proporzioni e nei colori impreziositi da rifiniture dorate. La facciata era sormontata al centro dal grande stemma del papa Gregorio XVI Cappellari, affiancato da cornucopie colme di frutti. Lo stemma fu collocato nel 1888 sopra la fontana dell’esedra e poi nel 1975 in fondo al cortile a sinistra, dove ancora si trova.
Le sei grandi finestre al piano terreno, concepite per l’esposizione delle stampe in vendita, presentavano degli originali sportelloni di chiusura inventati dal Valadier e venivano calati a scomparsa nelle cantine con ingegnosi meccanismi.
Nei piani superiori l’aspetto è ancora quello originale: al primo piano si trova una “loggia” che ai lati della balaustra presenta ancora i basamenti delle due statue che avrebbero dovuto ornare il Palazzo; l’Incisione e il Disegno. Fu però eseguita solo la prima dallo scultore Luigi Amici: è ancora oggi visibile al primo piano, nella Sala consultazione.
In fondo al corridoio di ingresso, Valadier progettò un cortile semicircolare, a forma di esedra, come soluzione di raccordo delle diverse porzioni del fabbricato; lo spazio era aperto e luminoso per la minore altezza dell’edificio e delle costruzioni intorno. Sulla parete di fondo si trovava una bella fontana, oggi nel Museo archeologico nazionale delle Marche, composta da un prezioso sarcofago con la rappresentazione del mito di Medea; questo fu sostituito nel 1926 con un altro sarcofago antico, proveniente dal Museo delle Terme, che ancora oggi si trova nel cortile.
La destinazione funzionale degli ambienti rispecchiava i criteri di impostazione del Direttore Valadier, con la preminenza assoluta delle esigenze di commercializzazione della raccolta camerale di rami: alle ampie finestre sulla strada che richiamavano l’attenzione del pubblico corrispondevano internamente, a destra, il locale dei torchi per la produzione delle stampe; a sinistra la sala dello “spaccio”, dove avveniva la vendita diretta delle incisioni, dietro alla quale si trovava il magazzino dei rami, questa ala è oggi tutta destinata alle mostre.
Al primo piano (l’attuale Sala di consultazione) era “la galleria” di esposizione delle opere più belle – disegni e stampe – e vi si ospitavano anche le riunioni della Commissione artistica e comunicava con l’interno magazzino delle stampe.
Anche la scala risultava ben più luminosa ed elegante per la presenza di un’apertura sull’esedra, di alcune iscrizioni, di un finestrone e di una decorazione a stucco sul soffitto, persi nel corso di successive modifiche architettoniche. Rimane l’elegante stucco dorato originale, rappresentante il sole con raggiera sul secondo ripiano della scala, dove si apre la porta che conduceva all’Archivio della Stamperia.
L’edificazione di tutto il terzo piano fu stabilita in seguito alla nomina di Paolo Mercuri a direttore della Calcografia nel 1847; si volle dare al noto incisore chiamato da Parigi la possibilità di risiedere e operare nel palazzo per “istruire e dirigere” gli altri artisti nei nuovi studi del palazzo: attualmente vi sono gli uffici del personale tecnico- amministrativo dell’Istituto.