lunedì 26 marzo 2018

Quanno amore incontra ammore

Lo spettacolo al quale mi ha trascinato ieri sera mia moglie che doveva assolvere il suo compito di operatrice culturale come critica d’arte nel settore delle arti figurative e dello spettacolo per conto della Gazzetta del Litorale, mi ha fatto conoscere una realtà teatrale appena riconducibile alle altre strutture esistenti in giro per il mondo. 
Eravamo tornati alle cantine degli anni settanta che a Trastevere erano diventate tutte punti di ritrovo nottur
Il nome altisonante di teatro stabile faceva il resto. Avendone già preso coscienza da qualche tempo l’idea di passarvi una serata non mi allettava per gli attacchi di claustrofobia che la mia natura mi ha regalato.
Superati i convenevoli con l’organizzatore della manifestazione abbiamo occupa- to i due posti in prima fila che ci erano stati riservati.

L’area di recita, il palcoscenico, é posta allo stesso livello della sala, che era ad un metro da noi e si annunciava con dei tavoli che, a sipario aperto, sono stati nella scena unica del racconto ed occupati da alcuni elementi del cast come clien- ti del locale a sinistra mentre quello di destra dall’autore dei testi delle canzoni che sono state poi eseguite. 
Dopo qualche minuto di attesa la sala  si è riempita del pubblico mancante e  con esso alcuni attori  che sono entrati direttamente in scena.

Quanno amore incontra ammore" è il titola della commedia musicale alla quale abbiamo assistito per circa un’ora. Oltre alle canzoni che in buona parte erano state scritte abbiamo assistito ad un racconto di una serata della vita del locale dove l’azione si svolgeva.
La scena rimasta sempre la stessa era stata arredata con i tavoli che avevamo già visto sul proscenio, con un pianoforte e una postazione strumentale per il percus- sionista e con qualche sgabello per i cantanti e la ballerina che ha accompagnato con le sue evoluzioni i pezzi più ricchi di pathos.
Sui lati due uscite di servizio che hanno permesso l’arrivo o la dipartita degli elementi che si aggiungevano alla narrazione.
Effettivamente il risultato complessivo dello spettacolo è stato più che sufficien- te; singolarmente gli elementi erano tutti di buon livello, in particolare il maestro che ha dimostrato di possedere una voce duttile e ed una estensione che non lo faceva mai sentire a disagio, anzi riusciva ad effettuare coloriture che esaltavano la sua prestazione.
La parte recitativa è stata assolta con garbo e padronanza fino a darci l’idea di trovarci veramente in un locale di cabaret di altri tempi.
Non è mancata la riproposizione di Miss, mia cara Miss, un cavallo di battaglia di Totò in una imitazione che lo ricordava ma lo faceva rimpiangere anche se ci scappava il sorriso per premiare l’impegno di chi lo riproponeva.
Le entrate estemporanee della cosiddetta proprietaria del locale erano uno spetta- colo a se, come di alcuni soggetti che cantavano ma facevano anche altro. 

 La trama minima nella  sua consistenza narrativa non è stata carente del legame esistente tra il maestro e il poeta che amici da sempre  trasferivano in versi e musica i sentimenti che scaturivano dai loro amori.
Ma la vera sorpresa che non mi sarei mai aspettato anche se nei cabaret le balleri- ne non erano mai mancate, è stata quella di trovarmi difronte ad una vera  di esse, Maila Gianni, che era il contrario delle ragazze formose del passato che erano  capaci solamente di sgambettare per mettere in mostre le loro procacità.
Ogni sua esibizione faceva scordare il resto dello spettacolo che le stava intorno dando un’anima vera, tramutando le note e i fermenti sonori in una gestualità danzante accorata e appassionata, sognante e provocatoria capace di far sconfinare chi la guardava ad di là delle mura che contenevano lo spettacolo.
Il pubblico attento e partecipativo ha onorato il lavoro con applausi continui. Quello che è mancato  é stata la passerella finale per gli applausi che artisti ancora meritavano.

Eravamo soltanto una settantina ma ne meritavano ancora di più.

                                                                                                Gioacchino Ruocco