Il tasto verde

Una prof dell’Università di Macerata ha interrotto la lezione chiedendo chi volesse unirsi ad un’Ave Maria per il centenario di Fatima. Apriti cielo! Stupore in aula, proteste in rete, scuse del Rettore, intervento del Vescovo, polemiche sui social in nome della laicità accademica, eccetera.
Io sono credente a modo mio, non sono praticante e sono anche un po’ mangiapreti, ma se fossi ateo in un’occasione come quella al massimo non mi unirei alla preghiera. Però tollererei quei trenta secondi di pausa: un’Ave Maria non ha mai fatto male a nessuno.
Mi viene in mente Franca, la mia vecchia segretaria, ora scomparsa. Era separata, e in famiglia aveva grossi problemi che sopportava con la lacrima facile e la fede. Se mi scappava una bestemmia, lei si faceva il segno della croce, cercando di non farsi vedere. Fumava come un turco, tossiva, ma non è mai mancata un giorno.
Beh, sapete con cosa ha stampato il suo ricordo in me? Con una cosetta da nulla davanti alla fotocopiatrice. In redazione ne avevamo una che, come tutti i modelli di quell’epoca, quando era in stand-by ci metteva un po’ a diventare operativa. Quando avevo fretta o ero nervoso, quell’attesa mi pareva insopportabile.
Un giorno Franca, sentendomi cristonare per l’impazienza, si avvicinò e mi disse: «Non è poi così lunga, sa, l’attesa. Dura esattamente quanto un’Ave Maria». Provai: era vero. Da allora, tutte le volte che trovavo la macchina in stand-by, non mi arrabbiavo più. Dicevo un’Ave Maria, e il tasto da giallo diventava verde all’amen, come per un arcano comando. Sento che Franca, da lassù, a sentirmi ricordare ‘sta cosetta sorride.
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