mercoledì 4 ottobre 2017

La lotta alla trivialità non chiede di trasfornarsi in carnefici.

Bestemmia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La bestemmia è un'ingiuria o un epiteto offensivo riferito a una divinità e che appartiene alla sfera del turpiloquio.
Nell'uso comune il termine è usato come sinonimo di imprecazione e blasfemia. Letteralmente, per imprecazione si intende, propriamente in ambito religioso, una violazione del comandamento biblico "non nominare il nome di Dio invano", tramite la semplice pronuncia del nome o di un epiteto identificativo di una divinità fuori dal contesto religioso di riferimento. La blasfemia, invece, nel suo significato più proprio, indica un'espressione irriverente nei confronti della divinità o anche della religione, attraverso discorsi contrastanti con le verità di fede[1].
Le parole "bestemmia" e "blasfemia" derivano entrambe dal greco ἡ βλασφημία, τῆς βλασφημίας / blasphêmía, derivato da βλάπτειν / bláptein, "ingiuriare", e da φήμη/φάμα / phếmê o pháma (dialetto dorico), "reputazione", da cui deriva blasphemia in latino e che denota letteralmente la diffamazione.


Commento.
Quando non si rispettano le regole è giusto essere puniti, ma non diventare dei carnefici dediti alla crocifissione.
Gli autori di questi intrattenimenti televisivi fanno bene a prendere le distanze da chi si produce in situazioni non tollerabili e non accettabili moralment e civilmente, ma, secondo me, dovrebbero adottare altri modi di condanna affinchè il provvedimento non si trasformi in un marchio a fuoco indelebile sul destinatario. Dio perdona settantasette volte sette. Non tollerare il male non chiede di farlo agli altri in misura ancora maggiore come la realtà dimostra. Le pene vanno comminate ma la loro pubblicizzazione deve essere tenuta in rapporto al reato come le condanne senza cedere lo scettro del comando a nessuna partigianeria.
Suggerirei in casi del genere di richiamare il soggetto mettendolo davanti alle contestazioni che gli vengono mosse ed escluderlo dalla trasmissione con la motivazione che non si é attenuto ai canoni morali richiesti dal  vivere civile e dal contratto che ha sottoscritto.

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