martedì 31 luglio 2018

PER UN “MAGNIFICO MIRABILE MISTERO” CARMINE LANTRICENI DIVENTA PROCIDANO


PER UN “MAGNIFICO MIRABILE MISTERO” CARMINE LANTRICENI DIVENTA PROCIDANO

22.03.2015 | 12:43 PM
Redazione | A poco meno di due settimane dall’evento clou delle manifestazioni procidane, e cioè la processione del venerdì santo, accade – come ormai purtroppo da consuetudine –  che sull’isola di Arturo, venga presentato un libro, un volume che descriva o illustri l’evento. Quest’anno ad arricchire il palcoscenico editoriale troviamo un libro dal titolo “Magnifici Mirabili Misteri” edito da Squilibri –  una raccolta di foto e testi che ripercorre la tradizione delle festività pasquali sull’isola di Procida.
Autori dell’opera la dott. ssa Paola Pisano e il professore Universitario Alberto Baldi, Docente di Antropologia culturale e di Etnografia visuale alla Federico II.  Il libro come si legge nelle nota a margine è il frutto di due anni di lavoro, “cerca di cogliere in una prospettiva antropologica gli investimenti di una popolazione procidana che, a differenti livelli di coinvolgimento, individua nella lunghissima, lucente e sfinente processione un’opportunità di riaffermazione identitaria, attentamente declinata e giocata su molteplici e diversi piani.”
Il volume verrà presentato presso alla Congrega dei Turchini domenica delle Palme, con tanto di ospiti, professori e quant’altro.  Peccato. però dover notare che nel libro c’è un abbaglio macroscopico, frutto di disattenzione e di poca conoscenza della materia o addirittura di negligenza.
Nelle more di quanti scritto dagli autori è evidente un errore – per non dire orrore – che se non corretto stravolgerebbe di tutto l’intera opera che, comunque, da una superficiale lettura, appare tutto sommato leggibile.
Nello specifico in due distinti punti del libro – tra le righe –  si legge: “La statua lignea del Cristo Morto, esposta nella chiesa di San Tommaso D’Aquino. Risale all’anno 1728 ed è opera di un esperto intagliatore procidano, legato all’ambiente artistico e presepiale napoletano: Carmine Lantriceni”.
Nel capitolo centrale che parla proprio della Statua del Cristo Morto gli autori esordiscono: “Il Cristo Morto è una statua lignea risalente al 1728, opera del procidano Carmine Lantriceni che, oltre ad essere un esperto intagliatore, era un conosciuto pastoraio, ecc ecc “.
Ovviamente niente di più falso si è mai sentito o mai letto su Carmine Lantriceni, almeno da scrittori, professori o esperti della materia.
In verità Carmine Lantriceni non era di Procida, né tantomeno un intagliatore, ma bensì uno scultore e soprattutto era napoletano.  La storia dell’arte ne ha ricostruito negli anni con grande zelo, tutta la sua opera di artista. Gli stessi studiosi che l’anno scorso si riversarono sull’isola di Arturo per un’interessantissima “tavola rotonda” sul valore storico ed artistico- iconologico del Cristo morto  ( Intervennero lo storico procidano e scrittore Giacomo Retaggio, il  prof. Elviro Langella dell’Università di  Catania, la prof.ssa  Anna Iozzino nota critica d’arte Romana, l’arch. Franco Lista esperto in restauro e Sergio Zazzera)   attribuiscono alla capaci mani del Lantriceni, non solo il Cristo Morto procidano, anche il busto di San Giovanni Battista sull’altare maggiore della parrocchiale di Massaquano, presso Vico Equense, la statua della Madonna delle Grazie che si conserva nell’omonimo convento di Montesarchio, nel Beneventano; i busti, riccamente intagliati nelle basi, dei Santi Filippo e Giacomo, datati 1715 e conservati sull’altare maggiore della chiesa parrocchiale di Diso, in provincia di Lecce; e, ancora, nella lontana Cartagena, in Spagna – dove sarebbe pervenuto direttamente da Napoli, tra il 1720 ed il 1725 – un monumentale gruppo della Pietà per la locale chiesa della SS. Vergine della Carità, la statua della Pietà che si trova a Frattaminore in provincia di Napoli. E chissà quante altre opere di quegli anni.
Insomma tutt’altro che una specie di mastro falegname procidano come è scritto erroneamente nel libro. E allora la paternità, la conoscenza dell’autore, assume fondamentale rilevanza perché l’opera nata dalle sue mani (Cristo Morto )risulta essere l’elemento centrale della processione del Venerdì Santo.