Cenni
storici
"LE DONNE E LO SPORT” DA NAUSICA A FEDERICA
PELLEGRINI.
I simboli premiali dell'atletismo agonistico
femminile
nei mosaici della Villa del Casale a Piazza Armerina
ai tempi della tarda antichità romana.
La parola
“sport” viene
usata a livello internazionale e sta ad indicare l'insieme delle gare
e degli esercizi compiuti individualmente o in gruppi, in forma
amatoriale o professionale, non solo per sviluppare la forza e
l'agilità del corpo, ma anche lo spirito di sacrificio, la
resistenza alla fatica, il rispetto delle regole, la lealtà e la
capacità d'impegnare all'unisono le energie fisiche e mentali.
Infatti i più moderni coaches affermano che anche nello sport è la
testa il muscolo più forte.
Una breve ricerca storica sul binomio “Le donne e lo
sport” mi sembra la premessa più giusta per iniziare una seria ed
accurata riflessione sui motivi palesi o profondi per i quali le
donne non abbiano ancora raggiunto le pari opportunità neppure in
questo settore, tanto è vero che l'Assessorato alla Cultura,
Spettacolo e Sport della Regione Lazio nel 2008 e nel 2009 ha
promosso “Donne e Sport Day”, la giornata regionale dedicata alla
conoscenza dello sport femminile, dando rilievo alle condizioni in
cui le atlete devono vivere e alle difficoltà che devono affrontare
per risolvere le problematiche quotidiane d'intersezione tra vita
familiare, allenamenti e trasferte. In alcuni stati orientali di
religione mussulmana, la donna che vuole praticare lo sport non solo
è obbligata a portare un burqa o un chador che le copre i capelli
ed il corpo, ma le si vieta anche di partecipare alle competizioni
sportive miste, tranne in quei rari casi in cui le atlete ed il
pubblico sono solamente donne. Alle
Olimpiadi di Barcellona nel 1992 Hassiba
Boulmerka,
mezzofondista algerina e musulmana, pur conoscendo i rischi di
infrangere tabù secolari, ha avuto il coraggio di correre a volto
scoperto e a gambe nude vincendo una medaglia d’oro nei 1500 metri
e divenendo così la prima donna africana a conquistare un titolo
olimpionico di atletica, ma minacciata e condannata a morte dai
gruppi di integralisti islamici è stata costretta a trasferirsi in
Europa. Al suo coraggio e al suo indomito esempio di emancipazione la
cantante italiana Andrea Mirò ha dedicato una canzone. Malgrado
recenti ed apparenti aperture la ghettizzazione delle donne musulmane
nello sport continua ed in Afganistan esse possono entrare nel grande
Stadio di Kabul solo per essere giustiziate con una fucilata alla
nuca per non aver rispettato i precetti islamici.
Anche negli
Stati Uniti, dove le donne hanno lottato per raggiungere la parità
in quasi tutti i settori e le professioni , Jim Roym, il presentatore
più famoso e popolare il cui radio-show di sport si trasmette in più
di 200 stazioni differenti ed arriva perfino in Canada, ha un
atteggiamento irriverente e sarcastico con una grande influenza
sull'opinione pubblica, verso le donne atlete in genere, anche se
hanno vinto le medaglie d'oro olimpiche come campionesse mondiali di
calcio o di basket.
Non
si può affermare con certezza quando sia iniziata l'avventura della
donna nelle competizioni sportive anche se sappiamo che le amazzoni,
figure di donne guerriere in bilico tra storia e leggenda, si
addestravano e cavalcavano a pelo con l'arco da combattimento già
nel 1500 a. C., ma
nel
libro VI dell'Odissea,
vv.169 e successivi,
Omero, intorno al IX secolo a. C. descrive forse il primo esempio di
gioco di squadra al femminile e narra di Nausicaa, figlia di
Alcinoo, re dei Feaci che, consigliata da Atena, gioca a palla presso
la riva di un fiume con le proprie ancelle: “Nausicaa in man tolse
la palla, e ad una / delle compagne la scagliò: la palla/ deviassi
dal segno cui valeva, / e nel profondo vortice cadè....” D'un
tratto un naufrago nudo esce da un cespuglio: è Ulisse. Mentre le
ancelle fuggono impaurite, Nausicaa accoglie con eleganza e cortesia
lo sconosciuto che invoca la sua misericordia. Gli regala delle vesti
e gli suggerisce la via per la dimora del padre Alcinoo.
Le
OLIMPIADI sono nate nella città di Olimpia nell'antica Grecia nel
776 a.C. e i Giochi, che venivano
celebrati ogni quattro anni e ai quali partecipavano cittadini di
tutti gli stati greci, erano riservati solamente all'aristocrazia
maschile ed istituiti in onore di alcune divinità come Giove,
Apollo e Nettuno o in omaggio ad una persona morta per consentirgli
un sereno ed agile passaggio nell'aldilà, poiché si credeva che il
sangue ed il sudore versati in occasione di questi giochi fossero
fonte di energia per il defunto. Il premio per questi giochi era
solo simbolico ed era costituito da un ramoscello intrecciato come
una corona con la quale si cingeva il capo del vincitore che, tornato
a casa, era trattato da eroe e poteva
rivestire importanti cariche nella vita sociale. All'interno delle
Olimpiadi c’erano anche “I Giochi Minori” chiamati EREI
(dedicati ad ERA, la moglie di Zeus) che erano giochi femminili e
rituali, dedicati alle giovani che, con essi, dimostravano di essere
mature e pronte al matrimonio correndo su una distanza di 145/160
metri.
Nel V secolo ad Atene solo le
donne danzatrici o musiciste avevano una buona influenza nella vita
sociale, mentre le altre erano molto sorvegliate e non sceglievano
neppure il marito. A Sparta, una città-stato dominata da una
aristocrazia guerriera, l'educazione della donna era subordinata allo
scopo di farne essenzialmente una madre prolifica di figli vigorosi,
togliendole tutte le qualità tipicamente femminili. Di qui lo
sviluppo dello sport femminile e delle esercitazioni militari per
poter difendere la propria città quando gli uomini erano lontani per
lavoro o impegnati in guerra. Un fenomeno unico nel mondo classico,
anche perché spesso le donne spartane riuscivano a vincere le gare
olimpiche. A loro si deve la pratica della nudità, tanto criticata
dalle altre popolazioni del tempo, ritenuta da loro utile per essere
più agili nel partecipare alle competizioni atletiche.
I simboli premiali dei mosaici
della Villa imperiale del Casale di Piazza Armerina, una zona di
grande interesse archeologico in provincia di Enna in Sicilia,
eseguiti con grande perizia tecnica ed aderenza alla realtà intorno
al IV secolo dopo Cristo, sottolineano l'aspetto agonistico
dell'atletismo femminile diffuso nella tarda romanità. Questi
mosaici ci forniscono nella loro totalità un'importante
testimonianza della vita in epoca romana ed evidenziano i rituali
dello sport maschile violento, sanguinario, spettacolare con
combattimenti tra gladiatori o tra uomini e belve e di quello
femminile più aderente al ruolo della donna nella cultura
dell'epoca. Come si può osservare dai simboli premiali
dell'atletismo femminile gli sport più praticati erano la danza, la
corsa, il gioco della palla, il lancio del peso ed altri.
Le
testimonianze storiche sembrano fermarsi con i Giochi Olimpici che si
succedettero regolarmente ogni quattro anni fino al 200
a.c., successivamente si svolsero in maniera
meno rigorosa fino alla loro definitiva sospensione nel 393
d.c. con
un editto dell’allora imperatore Teodosio, sotto l’influenza di
S. Ambrogio, vescovo di Milano, poiché le Olimpiadi erano legate ai
riti e agli dei pagani, quindi in contrasto con la religione
cattolica. Nel Medioevo, nel Rinascimento e fino al Romanticismo
mentre gli uomini partecipavano alle esercitazioni militari, ai
tornei che erano competizioni che ricordavano le gare di
combattimento dei gladiatori romani, sebbene la donna godesse di
stima e considerazione nella vita sociale, tuttavia le rimaneva l'
etichetta di essere debole per natura, bisognosa di protezione e
relativamente priva di diritti. Nel suo ruolo subordinato la donna
doveva dedicarsi ai lavori domestici, alla procreazione e alla cura
dei figli.. La distinzione tra i sessi era ritenuta un fatto naturale
ed un irrinunciabile condizionamento sociale e culturale.
Nel
1790 Gaetano Filangeri, insigne giurista napoletano e
consigliere legislativo, ispirandosi al pensiero di Rousseau, affermò
che lo sviluppo psicofisico del fanciullo doveva avvenire tramite
buon vestiario, buona igiene del corpo, sana alimentazione e attività
fisica. Venne così riscoperta l'educazione fisica e si
susseguirono progressivamente nelle leggi e nelle circolari
ministeriali provvedimenti che riguardavano l'obbligatorietà della
ginnastica nelle scuole, eliminando la ginnastica militare utilizzata
a scopi pedagogici. Ultima soglia da superare era ora l’aspetto
femminile dell’attività. Nel 1867 Oberman parla per la prima volta
di educazione fisica al femminile e pubblica un volume dal titolo “La
ginnastica al femminile” e nello stesso anno la Società Ginnastica
di Torino svolge un corso magistrale femminile per l’insegnamento
dell’educazione fisica.
La
ripresa dei giochi fu merito del barone Pierre
de Coubertin, grande appassionato di sport
che con la sua perseveranza ed investendo buona parte dei suoi
capitali, riuscì nell'impresa di far risorgere il mito delle
Olimpiadi nel 1892, affidando alle donne solamente il compito di
incoronare i vincitori e dichiarando apertamente di essere contrario
al loro ingresso nell'Olimpiade. Nel 1921 Alice Milliat, una
gagliarda donna bretone, fonda la Federazione Sportiva Femminile
Internazionale, divulgando lo sport femminile ed organizzando rivolte
antimaschi. Fu lei a creare, nel 1922, i primi Giochi Olimpici
Femminili, che si svolsero a Parigi ed ebbero un clamoroso successo
di partecipazione e di pubblico. I Giochi Olimpici cominciarono ad
arricchirsi di nuovi sport, ad essere disputati regolarmente ogni
quattro anni, tranne nei periodi bellici, ma in città di diverse
nazioni: Roma, Barcellona, Pechino, ecc.
Trebisonda
Valla, detta Ondina, nata a Bologna nel 1916 fu la prima donna
italiana a vincere nelle Olimpiadi di Berlino del 1936 una medaglia
d'oro olimpica per la corsa degli 80 metri ad ostacoli. Era un'atleta
versatile, che otteneva eccellenti risultati nelle gare di velocità,
sugli ostacoli e nei salti. Divenne presto una delle beniamine del
pubblico italiano. Man mano le donne sono state ammesse ad un numero
sempre crescente di prove vincendo premi nazionali ed internazionali
come Lea Pericoli, la più celebre tennista italiana di tutti i
tempi, nota per essere stata dieci volte campionessa nazionale di
singolare: vinse il primo titolo nel 1958 a 23 anni. Se l'inserimento
della donna nelle competizioni sportive è stato lento e travagliato,
ancora più lento e travagliato è stato il percorso per il
riconoscimento dei suoi diritti civili, cioè la parità tra uomo e
donna nel diritto privato ed il riconoscimento delle sue capacità
giuridiche, che è avvenuto solo nel 1919 ed il riconoscimento dei
suoi diritti politici che è avvenuto nel 1945 quando venne
riconosciuto alle donne il diritto di voto.
Anno
dopo anno le donne hanno conquistato sempre più credibilità in
ambito sportivo, hanno vinto tante medaglie e si sono ritagliate un
loro spazio nella storia fino a questo 2009 che è stato un anno
prodigioso e magico per lo sport femminile: ai Campionati Europei di
scherma a Plovdiv in Bulgaria, le fiorettiste Valentina Vezzali ed
Elisa Di Francisca hanno vinto la medaglia d'oro a squadre, la
tennista Flavia Pennetta 27enne di Brindisi ha scalato la classifica
mondiale del tennis femminile vincendo con straordinaria grinta il
torneo Wta, Women Tennis Association di Los Angeles (Stati Uniti)
battendo l'australiana Samantha Stosur, Jessica Rossi, 17enne di
Crevalcore in provincia di Bologna, ha conquistato l'oro nei
Campionati del mondo di tiro al volo, disputati in Slovenia, ma in
particolare sono gl'incredibili risultati e i successi agonistici
conseguiti dalle nostre atlete durante il XIII Campionato del Mondo
di nuoto, pallanuoto, nuoto sincronizzato, nuoto in acque libere e
tuffi dal 17 luglio al 2 agosto che ci riempiono di orgoglio. Tania
Cagnotto, 24enne di Bolzano ha fatto da apripista conquistando il 21
luglio la prima medaglia di bronzo tuffandosi da un trampolino di tre
metri ed il 24 luglio una medaglia d’argento per i cinque perfetti
tuffi sincronizzati con Francesca Dallapé, 23enne di Trento. Il
medagliere azzurro (o rosa?) si arricchisce delle medaglie di bronzo
conquistate da Martina Grimaldi, 21enne di Bologna, il 22 luglio per
i 10 Km nuoto di gran fondo, da Beatrice Adelizzi, 21enne di Monza,
il 23 luglio per il nuoto libero, da Federica Vitale, 26enne di Roma,
il 25 luglio per la gara di fondo disputata sui 25 chilometri in sei
ore lottando contro le acque libere del mare aperto di Ostia e contro
le invasioni delle meduse, da Alessia Filippi, 22enne di Roma, il 1°
agosto per gli 800 metri stile libero. Quest’ultima atleta il 28
luglio conquista una medaglia d’oro per i 1500 metri stile libero
con il tempo di 15’44’’93, una medaglia d’oro contro ogni
previsione perché la sua preparazione era stata disturbata da una
bronchite che ne limitava le prestazioni.
La
vera stella di questi Campionati Mondiali 2009 è stata Federica
Pellegrini, bella e richiesta dai media e dagli sponsor, 21enne
veneta che, dopo aver vinto l'ansia della vigilia, è tornata più
forte che mai. E' una delle poche donne ad aver infranto il record
del mondo in più di una specialità scendendo il 26 luglio sotto i 4
minuti nei 400 metri stile libero con il tempo di 3'59"15. Nella
stessa competizione il 29 luglio vince la finale dei 200 metri stile
libero fermando il cronometro a 1'52"98, battendo il suo stesso
record di 1'53"67, stabilito il giorno prima in batteria di
qualificazione. In meno di un anno, la Pellegrini ha abbassato il
record del mondo di quasi 2 secondi. Il nuoto rosa sale così ai
massimi livelli facendo registrare per l’Italia un bilancio
positivo, poiché su un medagliere di dieci medaglie olimpiche 9 sono
state vinte dalle donne ed una sola da un uomo, Valerio Cleri nei 25
chilometri nuoto di fondo.
Ora si attendono nuovi percorsi e valide proposte
per promuovere e costruire una cultura della
parità tra uomini e donne che praticano attività agonistica. Anche
curare questo opuscolo sul tema “LE DONNE E LO SPORT” è un
tentativo per divulgare e promuovere nelle scuole ed in altri ambiti
interessati i seguenti obiettivi: a) trasferire i valori etici dallo
sport alla vita ed utilizzare lo sport quale veicolo per promuovere
le pari opportunità anche in altri ambiti: dalle relazioni personali
alla vita sociale e al mondo del lavoro; b) approfondire le dinamiche
di genere all'interno delle varie discipline sportive; c) valorizzare
lo sport come strumento educativo e di integrazione sociale.
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Anche il Libro Bianco
sullo sport della Commissione Europea chiede agli Stati Membri di
facilitare l'accesso delle donne anche nelle posizioni decisionali
e negli organismi direttivi. La relazione “Donne e
Sport” della Commissione per i diritti della donna e le pari
opportunità del Parlamento Europeo delinea alcune problematiche
ancora persistenti quali la grande disparità di accesso alle
pratiche sportive tra uomini e donne. Infatti, malgrado la
revoca dei divieti legali in materia di accesso delle donne alle
pratiche sportive, queste continuano a restare sottorappresentate
nella gestione dello sport e negli ambiti decisionali, le atlete
di alto livello non fruiscono della parità di trattamento
rispetto ai loro colleghi maschi per quanto riguarda il reddito,
le risorse finanziarie (borse di studio, sovvenzioni, sponsor), il
reinserimento professionale. Lo sport rosa offre alle atlete
percorsi personali più precari, meno remunerativi e soddisfacenti
rispetto a quelli dei colleghi maschi. Le pari opportunità, per
quanto garantite dalla normativa, sono lontane da un effettivo
raggiungimento. Sono necessari interventi concreti e correttivi
significativi per ridurre le distanze tra donne e uomini e
migliorare la qualità dello sport.
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Mi fa piacere concludere con le significative parole di
Anita De Frantz, americana ed ex olimpionica di canottaggio, oggi
presidente del gruppo di lavoro del CIO che vuole promuovere la
partecipazione delle donne nell'atletismo: “Lo sport è un diritto
che si acquisisce dalla nascita. Appartiene a tutti gli esseri umani.
Noi dobbiamo lavorare tutti insieme per mettere lo sport al servizio
di tutti. La lezione appresa dal 20° secolo è che le donne atlete
hanno arricchito il Movimento Olimpico. La lezione del 21° secolo
deve essere che le donne dirigano l’arricchimento ancora di più.”
Anna IOZZINO