domenica 1 dicembre 2019

MA COS'È QUESTO MES?

MA COS'È QUESTO MES?
Grazie a Simona Tinagli.
Che cosa è il MES?
In estrema sintesi: il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) è stato creato nel 2012 con un Trattato Intergovernativo (ovvero un accordo tra Stati, non con un atto di legislazione Europea) come strumento per aiutare i Paesi dell’eurozona in difficoltà, attraverso la creazione di un Fondo (Il Fondo Salvastati) a cui contribuiscono tutti i 19 paesi che aderiscono all’Euro. L’utilizzo di questo Fondo da parte di chi è in difficoltà prevede ovviamente (sin dal 2012), una serie di condizioni sia per accedervi, sia una volta che si sono ricevuti gli aiuti. Il MES non è, com’è stato erroneamente affermato da Salvini (ex vice primo ministro di uno Stato aderente al MES!), un “ente privato”, ma un Fondo creato dagli Stati Membri della zona Euro nel cui organo decisionale siedono i Ministri delle Finanze (su chi decide che cosa torneremo dopo).


Come funziona il MES prima e dopo la riforma?
IL MES PRIMA DELLA RIFORMA
Il MES può erogare un prestito a uno Stato in difficoltà sotto forma di due linee di credito, cosiddette PCCL (Precautionary Conditioned Credit Line) ed ECCL (Enhanced Conditioned Credit Line). Le condizioni per avere accesso a una linea di credito piuttosto che all’altra non sono inserite nel trattato attuale (che menziona solo la necessità di avere un debito pubblico sostenibile), ma si trovano nelle linee guida elaborate dal MES sempre nel 2012. In ogni caso, spetta al Board of Governors del MES, in base alla richiesta del paese e alle valutazioni della Commissione, della BCE e del Fondo Monetario Internazionale, decidere sotto che forma concedere il prestito. Ma la cosa più rilevante è che oggi, per entrambe le linee di credito, è previsto l’obbligo di sottoscrivere un contratto con la Commissione, la BCE e il Fondo Monetario Internazionale: la cosiddetta Troika.
IL MES DOPO LA RIFORMA
Dopo la riforma il MES funziona esattamente con gli stessi strumenti di prima (PCCL e ECCL), tuttavia nel nuovo testo si cancella l’obbligo di firmare un contratto con la Troika in caso di PCCL. In cambio di questo significativo alleggerimento delle condizioni si iscrivono nel trattato – non più nelle linee guida - dei criteri oggettivi leggermente più stringenti per averne diritto Si tratta di criteri presenti in un nuovo allegato al trattato, l’allegato III, che includono, per esempio, l’avere nei due anni precedenti un deficit sotto al 3% e il non essere in procedura di infrazione. Parametri che l’Italia attualmente rispetta, ad eccezione della regola di rientro sul debito previsto dal Fiscal Compact (una condizione che però è inclusa anche nelle attuali linee guida, quindi l'Itali già oggi non potrebbe accedere ad una PCCL): Le nuove regole di accesso/utilizzo della PCCL stabiliscono, come unico vincolo contrattuale, il continuo rispetto di questi parametri. Questo permette, da un lato, di fare chiarezza su chi ha diritto ad accedere a una PCCL e chi no e di evitare comportamenti opportunistici (ragionamenti del tipo: “sforo alla grande per qualche anno, entro in procedura di infrazione ma poi chiedo aiuto tramite richiesta di PCCL senza neppure avere la Troika in casa”) e dall’altro lato di lasciare l’indipendenza e la sovranità ai Paesi più solidi in temporanea difficoltà che non hanno necessità/urgenza di ricorrere all’ECCL.
Oltre a questa modifica sull’accesso/utilizzo del Fondo Salvastati, la Riforma aggiunge una parte (articolo 18A) in cui si prevede che il Fondo Salvastati possa servire come “Backstop” – diciamo come ulteriore garanzia - per il Fondo di Risoluzione Bancaria (SRF: Single Resolution Fund), che è il fondo che serve per aiutare le banche in crisi quando queste rischiano di innescare crisi sistemiche in Europa. E’ una misura molto utile, che non serve, come dicono alcuni, “a salvare le banche tedesche”, ma serve per dare un ulteriore strumento di stabilità per il sistema economico europeo. Tutti sapevano che, in caso di crisi veramente grossa, il Fondo di Risoluzione da solo non sarebbe bastato: aggiungere un terzo soggetto per garantire la gestione ordinata delle crisi bancarie è quindi molto importante. Ma, soprattutto, è una misura che non c’entra niente con l’altra funzione del Fondo, che non riguarda le banche ma gli Stati e il loro debito pubblico. Non è affatto vero, quindi, che le banche italiane non potranno avere accesso a questo meccanismo di salvaguardia perché lo Stato non rispetta i parametri per avere accesso a una PCCL. Anche questa è una falsità.


E’ vero che per “salvare le banche tedesche si prenderanno i soldi dai BOT della signora Maria?

Questa è un’altra bugia raccontata peraltro in TV (ho sentito dirlo da Lucia Borgonzoni a Piazza Pulita). Chi dice questo sta mischiando mele con arance. Come detto prima, l’utilizzo del Fondo come “backstop” per le crisi bancarie, è una cosa totalmente diversa dall’uso del Fondo come aiuto agli Stati, e quindi non c’entra niente né con i criteri di accesso al Fondo Salvastati in caso di crisi del debito pubblico, né con i titoli di Stato della Signora Maria.


E’ vero che con la revisione dei criteri di accesso alle linee di credito del Fondo Salvastati l’Italia non potrà più accedere a questi fondi?

Tutti i Paesi della UE che aderiscono al MES possono accedere a una delle due linee di credito. Quello che cambia, con i nuovi criteri, è solo l’accesso alla prima delle due linee, la PCCL, i cui criteri di accesso vengono rafforzati in cambio dell’eliminazione della Troika.

Attualmente l’Italia rispetta tutte le regole previste per accedere alla PCCL tranne la regola di riduzione del debito pubblico, cosa che, già oggi, non gliene dà diritto. Molti cercano di far credere che questo significhi che sia di conseguenza tagliata fuori dal MES. Il ché è ovviamente falso, poiché rimane la possibilità di richiedere un’ECCL. Le condizioni di accesso per la ECCL restano legate, come in passato, ad una valutazione sulla “sostenibilità del debito” del Paese richiedente, condizione che l’Italia certamente rispetta. (Da ricordare che tale valutazione sulla sostenibilità del debito, secondo l’art.13 del trattato va fatta con criteri trasparenti ma anche con un “sufficiente margine di giudizio”. Per fare un esempio: quando ci fu la crisi Greca, il debito greco venne considerato sostenibile e la Grecia venne ammessa agli aiuti.)



E’ vero quindi che l’Italia viene molto penalizzata dalla riforma?

No, perché, anche se il trattato restasse com’è adesso, l’Italia comunque non rispetta “gli impegni del Patto di Stabilità e Crescita” (in particolare la regola di riduzione del debito), che, com’è sancito dalle attuali linee guida, è una condizione necessaria per avere diritto a una PCCL. Inoltre, anche se con un margine di discrezionalità le venisse concesso l’accesso a questa forma di credito, con il Trattato 2012 sarebbe in ogni caso costretta a sottoscrivere un contratto con la Troika, così come è previsto per l’attivazione di una linea di credito ECCL. Quindi, con o senza riforma, le conseguenze di un eventuale accesso al Fondo da parte dell’Italia restano identiche.


È vero che la Germania può mettere un veto sul concedere o meno una linea di credito?

Vero. E può farlo anche l’Italia, così come la Francia. In condizioni normali, tutti hanno questo potere, poiché la decisione di concedere un prestito richiede l’unanimità. Se la BCE e la Commissione Europea valutano però che esiste un rischio per stabilità della zona euro in caso di ritardo nelle decisioni, dall’unanimità si passa a una maggioranza qualificata dell’85%, dove ogni paese ha tanti voti quant’è la sua percentuale di capitale nel MES. Questo significa che i paesi con un cosiddetto Capital Keysuperiore al 15% hanno, anche in questo caso, un diritto de facto di veto. Rientrano in questa categoria la Germania (26,95%), la Francia (20,24%) e l’Italia (17,78%).


È vero che non si sa chi c’è a prendere le decisioni nel MES?

Falso. L’organo decisionale principale (il Board of Governors) è costituito dall’insieme dei Ministri delle finanze della zona euro. Il secondo organo decisionale, che prende per lo più decisioni accessorie alle decisioni prese dal BoG, è il Board of Directors, costituito da un membro per paese, nominati dai ministri delle finanze della zona euro.


E’ vero che la riforma del Trattato introduce l’immunità per il Board of Governors del MES?

No: l’immunità E’ SEMPRE STATA PREVISTA DALL’ART.35 del Trattato (quindi sta lì dal 2012: certi politici, che pure all’epoca erano al Parlamento Europeo, devono aver dormito proprio tanto per accorgersene solo adesso…). E’ una norma che può far storcere il naso, ma provate ad immaginare la funzionalità del Fondo Salvastati se ogni volta che i Ministri decidono di attivare il Fondo per salvare uno Stato in difficoltà questi rischiassero di essere indagati, chenneso’, dalla procura di Trani o di Dusseldorf o di Bruges…

Le sardine a Milano - Nonostante la pioggia in 25mila in piazza


Le sardine a Milano: in piazza Duomo anche Roberto Saviano

Nonostante la pioggia in 25mila in piazza Duomo. Manifestazioni anche a Padova e Taranto

Sardine napoletane: 'Nessuno ci puo' inscatolare'
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La pioggia non ha fermato ieri sera le sardine a Milano: piazza del Duomo si è riempita di manifestanti che hanno deciso di prendere parte alla manifestazione lanciata per la prima volta anche nel capoluogo lombardo. Secondo una stima degli organizzatori sono 25mila le persone che si sono ritrovate in piazza Duomo.
Sul palco si sono alternati momenti di musica e altri in cui attori hanno recitato alcuni articoli della Costituzione. Nel frattempo la folla cantava ‘Bella Ciao’ o scandiva ‘Milano non si Lega’.
L’evento, previsto in un primo momento nella più piccola piazza dei Mercanti, è stata poi spostata dagli organizzatori nella centrale piazza del Duomo a causa dell’alta partecipazione attesa.

Sardine a Milano, le parole di Santori

Sul palco ha preso la parola Mattia Santori, uno dei fondatori delle sardine, che, secondo quanto riporta l’Ansa, ha tenuto a chiarire come “il nostro pensiero non è manipolato. Non c’è nessuno dietro di noi nonostante ogni giorno qualcuno cerchi di dividerci, ma noi in risposta saremo ancora di più nelle piazze”.
Santori ha detto che Matteo Salvini “ha promesso di venire molte volte nelle nostre piazze, ma ovviamente non si è mai visto. Non dimentichiamo che ha disintegrato il tessuto sociale in Italia, non mi interessa incontrarlo, non facciamo dialogo con quella politica che ci ha fatto dire basta”.
“In questo momento – ha aggiunto – dobbiamo stare il più lontano possibile dalla politica e mantenere la nostra identità fluida e spontanea. Più avanti si potrà cercare il dialogo con chi le risposte le deve dare”.

In piazza Duomo anche Roberto Saviano

“Queste piazza non deve essere una piazza solo contro, ma sta andando verso la difesa dei diritti che sono prima di ogni cosa. Le sardine impediscono l’erosione della democrazia”. Così Roberto Saviano ha salutato le sardine a piazza del Duomo.
“Questa piazza – ha continuato lo scrittore – è bellissima perché non c’è nessun leader, nessuna volontà di dire vaffa o di fare rottamazioni, ma questa è l’Italia che ha voglia di incontrarsi e ragionare”.
“La grandezza di questa piazza è che ci sono molti ragazzi, molte persone di diverse generazioni che si incontrano, che vogliono iniziare un nuovo passo”, ha aggiunto Saviano.
“Salvini si sta preoccupando moltissimo, credeva di essere riuscito a scoraggiare l’opposizione con i numeri e inventando sui social balle che anche a sinistra non riuscivano a smentire, e ora si sta ‘mettendo a paura'”.
Alla domanda di un cronista se berrebbe un caffè con Salvini, Saviano ha risposto così ridendo, come riportato dall’Ansa: “Non credo che lui voglia e poi me lo avvelenerebbe”.
Secondo Saviano il movimento delle Sardine “è un laboratorio, non si pone obiettivi immediati né di lungo termine, è una marcia. Certo, c’è un pericolo imminente di deriva autoritaria senza dubbio, quindi certamente c’è la resistenza alla Lega ma non è solo quello punto riferimento”.
“Vuole essere l’alternativa a tutta la politica, di destra e di sinistra. La sinistra deve certamente interloquire con questa piazza, che significa ascoltare quello che c’è qui”, ha concluso lo scrittore.

Sardine, manifestazione a Padova e Taranto

Il movimento che ha coinvolto l’Italia da Nord a Sud è sbarcato per la prima volta anche a Taranto, in piazza Immacolata. All’inizio del flash mob i partecipanti erano circa un migliaio, poi il numero è cresciuto nel corso della manifestazione.
L’obiettivo, hanno spiegato gli organizzatori, era quello di portare “lo stile delle sardine in una terra che negli ultimi anni è stata divisa da tutte le promesse della cattiva politica”.
In serata manifestazione delle sardine anche a Padova: circa 6 mila persone, nonostante la pioggia, hanno riempito una parte di piazza delle Erbe, con l’altra metà occupata da un evento sportivo.
Tanta gente anche sulle scale del Palazzo della Ragione e sotto i portici di Palazzo Moroni, sede del Comune. Gli altoparlanti hanno trasmesso “Com’è profondo il mare” di Lucio Dalla, poi le sardine hanno intonato “Bella ciao” e l’inno di Mameli.
Sabato 30 novembre ci sono state manifestazioni delle sardine a Firenze, dove in piazza della Repubblica si sono riunite circa 40mila persone, e a Napoli, dove piazza Dante ha accolto 10mila manifestanti.
VIRGILIO NOTIZIE | 02-12-2019 06:45


Chiuso nuovamente tratto A6 Superate le soglie di sicurezza



Chiuso nuovamente tratto A6 Superate le soglie di sicurezza
Tra Altare e il bivio dell'A10, dove domenica scorsa una frana fece crollare un viadotto
E’ stata di nuovo chiusa in entrambe le direzioni l’autostrada A6 Torino-Savona nel tratto tra Altare e il bivio per la A10, che era stata riaperta venerdì con la carreggiata sud a doppio senso di marcia. La chiusura è scattata dopo che si è attivato il piano sottoscritto in Prefettura, che prevede che qualora il monitoraggio della frana da parte della Protezione civile evidenzi il superamento di alcune soglie di sicurezza, l’autostrada sia nuovamente interdetta.
Una porzione di circa 30 metri del viadotto sul lato più a monte della A6, tra l’innesto con la A10 e Altare, in direzione Torino, era crollata esattamente una settimana fa, domenica 24 novembre, assieme a un tratto di montagna. La chiusura di oggi è scattata poco prima delle 16.
ANSA | 01-12-2019 18:09

Bonus moneta elettronica: attenzione alla truffa “casalinga”


Bonus moneta elettronica: attenzione alla truffa “casalinga”
Da alcuni giorni dei cittadini veneti sono vittime di un tentantivo di truffa molto ben articolato. Basta però fare un po' di attenzione
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23 novembre 2019 - La lotta al contante che il Governo sembra voler perseguire potrebbe costare caro ai cittadini. Soprattutto a quelli più distratti. Non ci riferiamo a tasse o balzelli vari, ma a tentativi di truffa legati a presunte carte contenti il bonus moneta elettronica.

A darne notizia è il portale online Investire Oggi, che riporta un tentativo di truffa molto articolato – e, al momento, apparentemente senza “via d’uscita” – in atto in Veneto. Da qualche giorno, infatti, migliaia di cittadini veneti stanno ricevendo delle lettere, con tanto di logo ufficiale della Regione Veneto, nelle quali li si informa di presunte card contenenti il “Bonus moneta elettronica, emesse a loro nome e che possono essere ritirate presso gli uffici preposti.

Ma in cosa consisterebbe questo fantomatico bonus moneta elettronica? Nella missiva, che fa leva sulla “notorietà” delle misure governative per favorire i pagamenti elettronici, si fa riferimento a un bonus di 1.000 euro stanziato dalla Regione e utilizzabile esclusivamente tramite la card da ritirare presso uffici postali. Per poterla ritirare, però, è necessario effettuare un versamento di 500 euro in contanti. Insomma, si danno 500 euro per poterne ottenere 1.000 sotto forma di carta di credito prepagata. Una formula comunque conveniente e che, in qualche modo, potrebbe anche attirare le attenzioni di più di qualche cittadino.

Nella missiva, però, non viene indicato alcun conto corrente né le modalità per poter effettuare il versamento. Probabilmente, nei prossimi giorni si riceverà una chiamata (o magari una nuova lettera) per avvisare del passaggio di un incaricato regionale che si occuperà di ritirare il contributo di 500 euro e rilascerà la carta prepagata. Ovviamente, si tratta di una truffa e anche se la card dovesse essere rilasciata, non conterrebbe nemmeno un centesimo. Prima di dare i vostri soldi a uno sconosciuto, pensateci bene.

Sul tema è intervenuta anche la Regione Veneto, che ha pubblicato sul portale ufficiale un avviso rivolto a tutti i cittadini. Oltre a spiegare il funzionamento della truffa, l’ente veneto fa sapere di aver inviato “segnalazione dell’accaduto alle forze dell’ordine affinché procedano alle verifiche del caso. Questo per non trascurare alcun aspetto della segnalazione ricevuta direttamente da alcuni cittadini”.
Insomma, il pericolo c’è ed è reale e non va affatto sottovalutato. Inoltre, non è da escludere che qualche altro truffatore (o magari lo stesso gruppo) stia pensando di “esportare” la stessa truffa anche in altre regioni, nella speranza di riuscire a massimizzzare i propri profitti.


Accertamento fiscale legittimato per azienda con lavoratori in nero

Accertamento fiscale legittimato per azienda con lavoratori in nero
La Cassazione ha stabilito che l'accertamento induttivo è legittimo anche se il reddito è in linea con gli studi di settore

1 dicembre 2019 - Se un’azienda ha dei dipendenti in nero, l’Agenzia delle Entrate è legittimata ad avviare un’azione di accertamento fiscale, anche se il reddito dichiarato è in linea con gli studi di settore. Questo quanto emerge dall’Ordinanza numero 30792 del 2019 della Corte di Cassazione, che ha così rigettato definitivamente il ricorso presentato da un’azienda – ora in fase di liquidazione – che si era vista recapitare un accertamento analitico induttivo per la rilevazione di personale in nero.
Questo, secondo i giudici del Palazzaccio, costituisce una presunzione valida, grave e precisa sulla quale basare un accertamento fiscale induttivo. Ma partiamo dai fatti. L’azienda si era vista recapitare una cartella dall’Agenzia delle Entrate ai fini dell’accertamento delle imposte dirette perché si era nel frattempo scoperto che la stessa attività aveva utilizzato del personale in nero.
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La società aveva così presentato ricorso presso la Commissione Tributaria Provinciale e, successivamente, presso la Commissione Tributaria Regionale perché il reddito dichiarato nell’anno fiscale era in linea con gli studi di settore. La presenza di personale assunto in maniera irregolare, dunque, non sarebbe dovuto essere sufficiente a giustificare un accertamento fiscale induttivo.
Sia la CTP sia la CTR, però, hanno riconosciuto le ragioni dell’Agenzia delle Entrate, sostenendo che la congruità del reddito con gli studi di settore non costituiva valida prova alla pretesa erariale. La Commissione Regionale, nello specifico, ha stabilito che l’AdE ha piena libertà di scelta nel metodo di accertamento e può anche decidere di non avvalersi dei parametri determinati in base agli studi di settore. Insomma, l’amministrazione finanziaria si era mossa nella piena legittimità delle sue funzioni quando ha deciso di ricalcolare il reddito d’impresa con metodo induttivo e inviare una cartella esattoriale all’azienda.
Dello stesso avviso sono anche gli Ermellini, che hanno rigettato il ricorso presentato dal liquidatore aziendale ritenendolo infondato. Anche per la Cassazione, infatti, la presenza di personale assunto in nero (desunta da plurimi elementi indiziari, come la firma delle bolle di consegna da parte di persone non indicate nel libro matricola dell’azienda) è un elemento sufficiente per sorreggere “l’impianto accusatorio” dell’Agenzia delle Entrate. Insomma, l’accertamento fiscale con metodo induttivo è pienamente legittimo nel caso in cui si scopra che l’azienda abbia del personale in nero.


ICE ONR VENYL Fiera del Disco Venezia - C.S. RIVOLTA MARGHERA (VE)




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Centro Sociale Rivolta
Era il 30 settembre 1995 quando l'ex fabbrica di droghe e spezie Paolini e Villani veniva occupata, diventando la nuova sede del Centro Sociale Rivolta.
Una vecchia fabbrica chiusa da anni come tante nell'area di Porto Marghera. Una Porto Marghera che seguiva il declino della chimica lasciando sulla sua scia devastazione ambientale e morte.
Vecchie fabbriche e stabili abbandonati, in tutta la penisola, venivano sottratti alle speculazioni ed all'abbandono per essere trasformati in laboratori di cultura e politica. Sono centinaia in quegli anni gli spazi occupati e restituiti ad un uso sociale e collettivo.
Quell'occupazione segna per tanti la possibilità di sognare e costruire un futuro diverso per Marghera e per la nostra città.
Un quartiere, quello di allora, schiacciato tra la zona industriale con i suoi veleni e il degrado sociale di una periferia dimenticata dove un altro veleno, l'eroina, aveva distrutto la vita di centinaia di giovani.
Un' occupazione che per noi e tanti altri ha segnato la possibilità di pensare un futuro diverso per questo territorio.
Riconversione ecologica, riqualificazione, autorecupero, ambiente e qualità della vita, produzione di welfare dal basso sono stati i terreni su cui, da subito, abbiamo iniziato a sperimentarci.
Tutto questo mentre in quegli anni il movimento riprendeva respiro e scopriva la sua dimensione globale. Dal Chiapas a Seattle, da Praga fino a Genova, milioni di persone si battevano nelle piazze e nelle strade di tutto il mondo chiedendo democrazia, giustizia e libertà.
Ognuno di noi scopriva nelle lotte degli altri le proprie.
Il Rivolta rappresenta una piccola storia collettiva che ha attraversato questi momenti fino ad oggi, un'esperienza che ha intrecciato la piccola grande storia di questi movimenti e continua a farlo.