giovedì 7 settembre 2017

Fondi per il tempio di Athena. Raccolta tra privati e aziende.

Paestum. Fondi per il tempio di Athena. Raccolta tra privati e aziende. Il primo sì è stato del caseificio Barlotti

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Al via un nuovo progetto di raccolta fondi per la riqualificazione del patrimonio archeologico di Paestum. In particolare le risorse saranno utilizzate per il restauro del magnifico tempio di Athena, costruito intorno al 500 a.C., uno dei monumenti tra i meglio conservati al mondo di questo periodo. Per raggiungere l’importo calcolato dai tecnici del Mibac, di 60.000 euro per un intervento “di pronto soccorso”, il direttore del Parco archeologico Gabriel Zuchtriegel aveva puntato anche su privati e aziende del territorio, che hanno risposto positivamente. Il primo contributo infatti arriva dal caseificio Barlotti. I fratelli Raffaele, Enzo e Gaetano, alla guida dell’azienda hanno deciso di finanziare i costi per un’intera fronte del tempio. «Siamo onorati di dare il via al restauro di uno dei simboli più rappresentativi della nostra città antica», commentano “i mecenati”. «Prosegue con successo l’opera di tutela e di conservazione accanto alle efficaci iniziative di promozione e valorizzazione dell’area archeologica e del museo di Paestum – afferma Alfonso Andria – consigliere di amministrazione del Pae. Ed è incoraggiante registrare una crescente attenzione da parte dell’imprenditoria locale a sostegno di un programma di interventi e sulla base di alcuni importanti risultati già conseguiti». I problemi da affrontare sono vari, come spiega il direttore Zuchtriegel: «Da un lato dobbiamo combattere il cosiddetto biodegrado, ovvero la crescita di piante sulle pietre che, con le loro radici, minacciano il monumento. Visto che parliamo di un tempio conservato fino al punto più alto del frontone, non è facile arrivare in tutti i punti, ci vuole un braccio mobile e i costi sono alti. Inoltre c’è una peculiarità che già nel ’700 aveva suscitato le critiche di Gianbattista Piranesi quale l’uso di due tipi di pietra, travertino e arenaria. L’arenaria, usata nel fregio che corre sopra le colonne, è molto friabile e tende a polverizzarsi, mettendo a rischio l’intera struttura. I restauratori devono intervenire per stabilizzarla». Il progetto, caricato sul portale Artbonus introdotto dal ministro Franceschini per incentivare donazioni per i beni culturali, prevede sgravi fiscali, per coloro che decidono di dare il proprio contributo a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano pari al 65% dell’importo donato, a chi effettua erogazioni liberali. Lo scorso anno il Parco Archeologico ha raccolto 80.000 euro tra donazioni e sponsorizzazioni. (La Città)

Spero che li obblighino a tagliarselo





“Spero che li obblighino a tagliarselo”: l’assessora di Venaria nella bufera per un post-shock sugli stupratori di Rimini

L'esponente grillina attacca anche la Boldrini chiamandola "Boldracchia". Poi le scuse di rito in seguito alle polemiche scaturite dalle sue parole

Claudia Nozzetti (foto da Facebook)
Bufera su Claudia Nozzetti, assessore al Lavoro e alle Politiche sociali di Venaria Reale. L’esponente del Movimento 5 Stelle ha sollevato un autentico polverone con un post di Facebook indirizzato agli stupratori di  Rimini. Senza mezzi termini, Nozzetti ha scritto: “Spero che li obblighino a tagliarselo l’un l’altro e a farglielo mangiare”. Poi l’attacco al presidente della Camera Boldrini, chiamata nella circostanza “Boldracchia” (“In alternativa dateglieli in cura a casa della boldracchia”).
IL POST INTEGRALE (errori grammaticali compresi):
“Hanno fatto bene a richiamarseli, è spero che li obblighino a tagliarselo uno con l’altro è a farglielo mangiare… i poverini fuggiti dalle guerre e bisognosi di accoglienza e affetto. In alternativa dateglieli in cura a casa della boldracchia“.
LE SCUSE. 
Alle polemiche ha fatto seguito il messaggio di scuse di rito: “Scusandomi, desidero peraltro fare alcune precisazioni a proposito del commento di ieri. La problematica è sotto gli occhi di tutti e anima in modo forte e condiviso un senso di esasperazione e impotenza di fronte a istituzioni statali spesso avvertite come tiepide e incapaci nel tutelare il bisogno di sicurezza dei cittadini. Il concetto è stato espresso con parole eccessive, forti e inadeguate condivise più su una scia emotiva che razionale. Parole esterne a un ruolo istituzionale che soltanto parzialmente investe la mia vita, fatta al di sopra di tutto di quotidianità e problemi emotivamente vissuti che vanno ben oltre la semplice necessità di apparire. Al netto di ogni necessità, il commento proprio per le parole espresse è da censurare. Auspico in ogni caso una svolta nell’intraprendere azioni atte a tutelare indistintamente tutti”.
Commento:
Sento ripetere da più parti che prima di parlare  bisogna accertarsi che il cervello sia connesso. I politici non esclusi, gente eletti per amministrare e non per esasperare gli animi. E' come se un giudice nello svolgimento del proprio istituto pronunciasse condanne di vendetta e non verdetti di giustizia.
Chiedere scusa dopo si può e si deve ma seguite dalle dimissioni dal mandato perchè la signora non è fatta per amministrare. G.R.

mercoledì 6 settembre 2017

Sulle rive della Dora le ossa di due donne

La scoperta dopo i primi accertamenti autoptici

IL CASO. Oulx, svolta nel giallo: “Sulle rive della Dora le ossa di due donne”

La prova: «Più femori per una sola gamba». Ora il test del Dna dirà a chi appartengono
I resti umani ritrovati due settimane fa in Val di Susa, lungo la sponda della Dora Riparia e in un bosco nel comune di Oulx, appartengono a persone diverse. Questa la constatazione dopo più approfonditi esami autoptici.Tra le ossa ritrovate, infatti, ci sono quelle di femori di una stessa gamba.
«I cadaveri sono due», verosimilmente di due donne morte in circostanze violente. Accanto al cumulo di resti umani è stato trovato anche un marsupio che all’interno conteneva il documento di identità di Alessandra Lozupone, 56anni, scomparsa da diverse settimane da una comunità alloggio di corso Marconi a Torino. Presumibile dunque, in attesa dei risultati del test del Dna, ritenere che uno dei due scheletri sia il suo.

Horea Cucèrzan . Blaj . Bucarest . pittore




























martedì 5 settembre 2017

Padri e figli


    Padri e figli

Padri e figli

Sono contento della cattura dei quattro violentatori di Rimini, ma mi dà fastidio che i media ne diano il merito alla polizia. Non prendiamoci in giro: se i due più giovani non si fossero costituiti e non si fosse potuto risalire tramite loro agli altri due, sarebbero rimasti tutti uccel di bosco, come Igor il russo. Che poi russo non è, ma i media l’avevano battezzato così e bon, forse in chiave antirussa, per aggiungere una pennellata alle accuse di complotti filorussi con cui in Usa si ostinano a sfruculiare Trump.
S’era scatenato il finimondo su Igor: taglia, carabinieri, polizia, esercito, reparti speciali, droni, cani molecolari, per un mese, eppure non l’hanno preso. Il che non significa che le nostre forze dell’or-dine siano inefficienti, ma che senza un po’ di fortuna a volte anche loro non ce la possono fare. E questa fortuna è arrivata a Pesaro da un maturo marocchino, il padre dei due adolescenti, che ha capito dal loro comportamento che “qualcosa non andava”, li ha fatti confessare e li ha obbligati a costituirsi, pur conscio delle conseguenze. Quanti genitori italiani avrebbero fatto lo stesso? Quanti papà sanno ancora capire dal viso del figlio che qualcosa non va? Quanti non sarebbero mandati al diavolo dal figlio adolescente alla prima domanda indiscreta?
I genitori italiani che si lagnano coi prof per le note o ricorrono al Tar per le bocciature dei figli, dovrebbero solo ammirare questo padre, venuto dal Marocco 30 anni fa e vissuto duramente come solo gli immigrati sanno. Sono contento, ripeto, della cattura. Ma anche che l’Islam ci porti qui padri come quello.
collino@cronacaqui.it

COMMENTO.
Non so a cosa può servire dare un colpo al cerchio e un colpo al fondo della botte, quando si rinforza la botte con questo tipo di ragionamento. O riportiamo la morale a sistema di vita o andremo a fondo senza eliminare le streghe che sono in noi.
Il sig. Collino è un giornalista o un politico con i piedi dove gli conviene? I giornali sono fatti per informare e non per sfogare la propria libidine politica e sociale.
G. Ruocco

sabato 2 settembre 2017

Aiutiamo LeopodoTerreni da Terricciola di Pisa a far valere la sua richiesta




Ciaooo ti devo chiedere un favore super enorme...mi aiuti a far crescere la pagina della Sorveglianza Aerea Territoriale inoltrando questo messaggio???


È Protezione Civile, quindi utile a tutti noi. Tu che hai tanti amici mi servono una 20 di voti... grazie in anticipo!

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Cosa fare e cosa non fare con i droni

droni-cosa-fareFonte foto: Shutterstock
HOW TO

Cosa fare e cosa non fare con i droni

La proliferazione dei droni rischia di essere un problema per la privacy e soprattutto per l'incolumità delle persone, soprattutto se volano a bassa quota

In spiaggia e in montagna oppure ai matrimoni: siamo circondati da piccoli robot volanti, utilizzati principalmente per effettuare riprese video dall’alto. Se prima erano un oggetto per pochi eletti, oggi grazie al crollo dei prezzi, i droni sono arrivati nelle mani anche di semplici appassionati.
La proliferazione di questi velivoli rischia però di essere un problema non di poco conto, tanto da spingere la maggior parte dei Paesi a regolamentare il loro utilizzo. Nonostante ciò, riuscire a controllare tutti i droni è praticamente impossibile. Soprattutto quelli usati a scopo ricreativo, che spesso violano le norme di sicurezza più basilari. Sono fatti volare, ad esempio, molto vicini alle persone. In questi casi, il rischio principale è che feriscano qualcuno. Spesso circolano sopra i giardini delle abitazioni, invadendo la vita privata degli occupanti.
Se avete un drone, o avete in mente di acquistarne uno, è necessario fare attenzione ad alcuni elementi. Ecco cosa fare (e non fare).

Cosa non fare con i droni

I droni soffrono il brutto tempo. E non stiamo parlando solo di pioggia, ma soprattutto di vento e bassa visibilità. Fate attenzione, dunque, prima di mandare in cielo un quadricottero. Far volare un drone in condizioni meteorologiche avverse è rischioso: potreste perdere il controllo del quadricottero e far male a qualcuno. Senza considerare i danni irreparabili che subirebbe il drone.
Non fateli volare sopra le persone. Alcuni droni sono molto pesanti. Provate ad immaginare se, per qualche motivo, il velivolo dovesse precipitare in una zona affollata. La caduta potrebbe avere delle conseguenze anche drammatiche.
È molto importate poi non fare circolare i droni sulle case. Le persone potrebbero sentirsi minacciate, temendo in modo particolare per la propria privacy, e reagire anche in malo modo. Se non volete andare incontro a problemi di natura legale e ci tenete al velivolo robotizzato – qualcuno potrebbe anche abbatterlo – tenetelo alla larga dalle abitazioni.
Non superate una certa altezza. Qualcuno consiglia di non farli volare oltre i 100 metri. Il drone potrebbe imbattersi in un aeroplano e causare gravi incidenti. In caso doveste avvistare un altro velivolo nelle vicinanze, riportate immediatamente il drone a terra. E non fate “svolazzare” un drone nei pressi di un aeroporto.
Molto importante poi è fare attenzione a non far volare il drone sopra un strada. La ragione è semplice e facile da intuire. Se cadesse al suolo, il velivolo potrebbe provocare incidenti molto seri. Tenetelo lontano anche dalle basi militari.
Non perdetelo mai di vista. Sarebbe molto grave, infatti, se non riusciste più a sapere dove è andato a finire il velivolo. Non potreste, infatti, controllarlo e i pericoli in questi casi sono molti. Il drone potrebbe sbattere, ad esempio, contro un altro oggetto e precipitare, ferendo gravemente qualcuno.