Prima Via Uno Come Fortini, Poi La Muraro Dovrà Chiarire
Se c’è una cosa urgente da fare a Roma è comprare un biglietto di sola andata per il signore- che a quanto sembra si crede anche padrone- dell’Ama, l’azienda dei rifiuti della capitale. Daniele Fortini dovrebbe essere un manager, e come tale abituato ad essere giudicato dall’azionista, che dovrebbe avere tutta la libertà di sollevarlo dall’incarico o per un cattivo giudizio sul suo operato, o perché ha una soluzione manageriale migliore e più adatta ai suoi obiettivi.
Fortini deve avere invece un potere particolare, perché ha sempre voluto mostrarsi più forte dei suoi azionisti, che non osavano separare la poltrona occupata da quella persona. Accadde così anche a Napoli, quando vinse per la prima volta Luigi De Magistris, e lui sedeva sulla poltrona da amministratore delegato dell’Asia, la municipalizzata dei rifiuti locali. Quella società non aveva certo brillato, ma De Magistris non osò decapitarla del tutto: nominò alla presidenza Raphael Rossi e non sfiorò Fortini. Sei mesi dopo, ai primi contrasti sulla gestione dei rifiuti, il sindaco di Napoli silurò l’amico Rossi e si tenne il solito Fortini, che lì restò finchè Ignazio Marino non gli propose di venire all’Ama.
Nell’apice della contesa Fortini ha cercato di sputtanare per quel che poteva l’assessore che non lo vuole più, Paola Muraro. Lei era consulente dell’Ama, e si capisce che i due non si siano molto amati. Capita. Ma addossare a un consulente tutti gli errori dell’azienda, sinceramente appare un po’ troppo. Perché allora altro che i 115 mila euro di compenso lordo avrebbe dovuto ricevere, di fronte a tanta influenza sulle strategie (?) dell’Ama. Sono usciti anche tutti i compensi della Muraro, e così si è creato lo slogan del “milioncino” che avrebbe ricevuto, sia pure in 10-12 anni di lavoro da consulente.
All’Ama di Fortini per altro il milioncino doveva essere una sorta di medaglia da mettersi sul petto, perché non in 12 anni, ma in uno solo- il 2015- è stata pagata proprio quella cifra a uno dei consulenti, l’avvocato Gianluigi Pellegrino. E non in uno, ma in due anni (2014-2015) stessa cifra è stata versata a un altro consulente, l’avvocato Damiano Lipani. Due legali esterni che hanno assistito l’azienda in via non esclusiva nelle contese con il Colari, che non si sono affatto concluse. L’Ama dava milioncini, dunque.
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