venerdì 6 aprile 2018

Ritratto di ….RZorpa Ruimonti


Ritratto di ….

Non so niente di te.
So che scrivi poesie
come me
e niente altro.
Il tuo volto
contiene
qualcosa di astratto.
La parte terrena
è un mistero
con due occhi
che danno l’idea
di un sogno continuo
che dalle parole ai fatti
è in cerca di un corpo,
dell’idea
che sublima il pensiero
in un mondo felice.

Mi dirai
che ho sbagliato a capire
pur navigando lo stesso mare
su rotte diverse
in un mondo convesso
che ripensa se stesso
ogni giorno.

Gioacchino Ruocco

05.04.017               Ostia Lido




Retrato de ....   Eu não sei nada sobre você. Eu sei que você escrever poesia como eu e nada mais. Seu rosto contém algo abstrato. A parte terrestre è um mistério com dois olhos que dão a ideia um sonho contínuo que das palavras aos actos Ele está à procura de um corpo, idéia que aumenta o pensamento em um mundo feliz. Digo Eu entendo errado enquanto navega o mesmo mar em diversas rotas em um mundo convexo que pensa a si mesmo todos os dias. Gioacchino Ruocco Ostia Lido 06.04.017

mercoledì 4 aprile 2018

TURNER DAL REGNO UNITO APPASSIONATAMENTE


TURNER DAL REGNO UNITO APPASSIONATAMENTE

Per la prima volta in mostra a Roma, al Chiostro del Bramante, una raccolta di opere esclusive dell’artista inglese Joseph Mallord William Turner
Turner dal Regno Unito appassionatamente
pubblicato 

Il protagonista del nostro Opening odierno è Joseph Mallord William Turner (1775-1851), l’unico artista – a detta del famoso critico d’arte inglese John Ruskin – in grado di "rappresentare gli umori della natura in modo emozionante e sincero”. Con Turner siamo, infatti, di fronte all’artista che più di ogni altro ha consegnato alla storia quella stupefacente trasfigurazione della natura, non più materna e rassicurante, ma spaventosa, imprevedibile, violenta. E anche iconograficamente astratta, esito di una sua elaborazione concettuale radicale e di un’idea della pittura che, anche quando raffigura la realtà, si prende il lusso di fregarsene per le licenze pittoriche più dissacranti e irriverenti rispetto alla tradizione classica precedente. Ed è così che ha influenzato più di una generazione di artisti, quali Claude Monet, Caspar David Friedrich, Vincent Van Gogh, Edgar Degas, Paul Klee, Franz Marc, Wassily Kandinsky, Gustav Klimt, Mark Rothko, James Turrell e Olafur Eliasson.
Oggi torniamo a parlare di Turner in relazione a Roma. Dico "torniamo” perché, 8 anni orsono, il nome della Città Eterna e quello dell’artista inglese sono stati riuniti nell’asta Old Master & British Paintings tenutasi da Sotheby’s Londra per la vendita all’incanto di "Modern Rome - Campo Vaccino”, opera stranota perché rappresenta una straordinaria veduta di Roma, ma forse ancor di più perché era stata scelta come immagine simbolo – per comunicazione, manifesti, inviti, catalogo – della grande mostra tenutasi a Ferrara alla fine del 2008. Il capolavoro, dipinto nel 1839, proveniva dalla collezione dei discendenti del quinto Duca di Rosebery che l’aveva acquistato nel 1878 mentre era in luna di miele con la moglie, Hannah Rothschild. Opera, inoltre, allora più cara di Turner mai passata in asta: il J. Paul Getty Museum di Los Angeles se l’aggiudicò, infatti, per quasi 36 milioni di euro.
Oggi, invece, il mito del grande artista torna a riecheggiare a Roma, non per motivi di mercato, ma per un notevole progetto espositivo di oltre 90 sue opere (tra schizzi, studi, acquerelli, disegni e una selezione di olii mai giunti insieme in Italia), ai nastri di partenza al Chiostro del Bramante, in collaborazione con la Tate Britain di Londra. Conosciute come "Turner Bequest”, molte delle opere esposte provengono dallo studio personale dell’artista e sono state realizzate nel corso degli anni per il suo "proprio diletto”, secondo la bella espressione del critico John Ruskin. Un piacere estetico e visivo che conserva ricordi di viaggi, emozioni e frammenti di paesaggi visti durante i suoi soggiorni all’estero. Era, infatti, abitudine dell’artista lavorare sei mesi all’aria aperta durante la bella stagione e, solo in inverno, chiudersi nel suo studio per riportare su tela i ricordi di ciò che aveva visto dal vivo. (Cesare Biasini Selvaggi)

In homepage: Joseph Mallord William Turner, Sunset across the Park from the Terrace of Petworth House, 1827, Gouache and watercolour on paper, 140 x 193 Courtesy Tate: Accepted by the nation as part of the Turner Bequest 1856
In alto: Joseph Mallord William Turner, Venice Quay, Ducal Palace, exhibited 1844, Oil paint on canvas, 622 x 927, Courtesy Tate: Accepted by the nation as part of the Turner Bequest 1856

INFO
Turner. Opere dalla Tate
a cura di David Blayney Brown
dal 22 marzo al 26 agosto 2018 
Chiostro del Bramante
via della Pace, Roma
orari: aperto tutti i giorni: lun – ven 10.00 > 20.00; sab – dom 10.00 > 21.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)
06 68809035 – infomostra@chiostrodelbramante.it

Le sorprendenti sculture in legno dei maestri ladini contemporanei in mostra a Trento

Le sorprendenti sculture in legno dei maestri ladini contemporanei in mostra a Trento


 Alla Galleria Civica di Trento è aperta la mostra Legno | Lën | Holz, che espone le sorprendenti ed emozionanti sculture in legno dei maestri ladini contemporanei.
Una delle peculiarità artistiche della Ladinia, ovvero di quell’area delle Dolomiti che comprende le cosiddette “cinque valli” (Gardena, Fassa, Badia, Livinallongo e Ampezzano), è la sua caratteristica arte della scultura in legno. Chiunque abbia visitato quei luoghi avrà sicuramente presente la scultura lignea tradizionale, che affonda le radici in tempi lontanissimi: particolarmente fiorente durante il Medioevo, ebbe poi un ulteriore “momento di gloria” in epoca barocca. Dalle botteghe degli scultori della val Gardena (l’area in cui tale tradizione è forse più radicata) e delle zone circostanti uscivano i manufatti più disparati: oggetti d’uso quotidiano, per la casa, per la cucina e per il lavoro, giocattoli per i bambini, statue votive destinate a cappelle e chiese ma anche impegnativi apparati per i più grandi edifici di culto, come quelli che uno dei più grandi interpreti settecenteschi della scultura lignea, Johann Perger, eseguiva per le chiese del territorio. Una tradizione che costituisce un tratto identitario per le genti di queste valli, e che oggi sopravvive più forte che mai, anzi: ci sono artisti che da diversi decenni hanno iniziato a divergere dalla più stringente “ortodossia” per sviluppare ricerche attuali, in linea con le sfide poste dall’arte contemporanea e dalla società odierna.
Le sculture in legno dei più aggiornati e originali maestri ladini contemporanei sono quest’estate in mostra alla Galleria Civica di Trento (dal 2 giugno fino al 17 settembre 2017) in una mostra dal titolo trilingue, in italiano, ladino e tedesco: Legno | Lën | Holz. Un itinerario nella scultura contemporanea, a cura di Gabriele Lorenzoni e organizzata dal Mart (Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto) in partnership con il Museum Ladin Ciastel de Tor di San Martino in Badia e la Galleria Doris Ghetta di Ortisei. La mostra, aperta tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18 (con ingresso a due euro e gratuità per Mart Membership, bambini fino a 14 anni, e ogni prima domenica del mese), espone opere di quindici artisti, tra i più influenti nell’ambito della scultura in legno contemporanea, appartenenti a generazioni diverse, e tutti formatisi in val Gardena, ma quasi sempre forti anche di esperienze internazionali di alto livello. Si tratta, inoltre, della prima mostra in Italia dedicata alla scultura in legno contemporanea: l’obiettivo primario è quello di presentare quella che a tutti gli effetti è, come leggiamo nella presentazione, una forma d’arte approdata “a pieno titolo nell’arte contemporanea”, della quale rappresenta “una voce minoritaria ma autorevole, capace di riscuotere crescente interesse e attenzione da parte della critica, dei musei e del collezionismo, sia pubblico sia privato” e che vede nella scuola gardenese la sua punta d’eccellenza. La produzione più innovativa degli scultori ladini contemporanei, che arriva spesso a risultati sorprendenti e inattesi, viene mostrata al pubblico attraverso una selezione incentrata attorno alle ricerche sulla figura umana: sono circa quaranta le opere esposte, tutte realizzate con la tecnica manuale dell’intaglio ligneo e molte delle quali sono inediti realizzati appositamente per l’esposizione trentina.
La mostra Legno | Lën | Holz. Veduta dell'allestimento
La mostra Legno | Lën | Holz. Veduta dell’allestimento


Opere alla mostra Legno | Lën | Holz a Trento
Opere alla mostra Legno | Lën | Holz a Trento


Opere alla mostra Legno | Lën | Holz a Trento
Opere alla mostra Legno | Lën | Holz a Trento
Il percorso può cominciare dalle opere di Adolf Vallazza (Ortisei, 1924), uno dei primi artisti ad allontanarsi dalla rigorosa tradizione: maestro riconosciuto e celebrato (ha esposto anche a Venezia a Ca’ Pesaro, a Firenze a Palazzo Medici-Riccardi, alla GAM di Torino e si fregia d’una personale a Palazzo dei Diamanti a Ferrara, inoltre sue diverse opere sono presenti in raccolte in tutto il mondo), Vallazza vede il legno quasi come un essere vivente, e la sua ricerca ha conosciuto diverse fasi e cambi di direzione, da un’inizio più marcatamente espressionista passando poi per una fase di transizione in cui le figure venivano scomposte ricordando il modo dei cubisti per giungere a un’astrazione che comunque non è mai del tutto staccata dalla realtà e che è dotata di una forte carica spirituale. In mostra è possibile trovare altri artisti che appartengono alle generazioni dei primi “sperimentatori”, come Livio Conta (Monclassico, 1939), presente con un’opera realizzata quest’anno, ed Hermann Josef Runggaldier (Ortisei, 1948), scultore capace di instaurare un senso di forte intimità con chi osserva le sue opere che indagano il rapporto dell’uomo con il proprio modo d’essere nei tempi moderni.
Presenti inoltre gli artisti nati negli anni Cinquanta e Sessanta, come Arnold Holzknecht(Bressanone, 1960), Walter Moroder (Ortisei, 1963), Willy Verginer (Bressanone, 1957) e Bruno Walpoth (Bressanone, 1959). Holzknecht, uno degli artisti più particolari, porta ai minimi termini la stilizzazione della figura umana per riflettere soprattutto su spazio e superficie giungendo a un’astrazione che guarda alla minimal art internazionale. Di segno opposto invece le ricerche di Moroder, Verginer e Walpoth, che rimangono invece aderenti a una figurazione che raggiunge però esiti sempre diversi: le statue fisse e ieratiche di Moroder hanno un’eco antica che par quasi affondare le radici nella Grecia arcaica, quelle di Verginer, spesso caratterizzate da certa dose d’ironia, operano una fusione con la pittura inserendo l’elemento del colore per accentuare il dinamismo (e in tal caso anche l’aura surreale) di certe soluzioni, mentre le sculture di Walpoth sono soprattutto ritratti, per lo più a mezzo busto o in primo piano, che puntano a indagare le emozioni e l’espressività dei soggetti.
Arnold Holzknecht, Figura (particolare)
Arnold Holzknecht, Figura, particolare (2008; legno; Courtesy Galleria Doris Ghetta, Ortisei)


Willy Verginer, Komm lieber Mai und mache...
Willy Verginer, Komm lieber Mai und mache... (2015; legno; Collezione privata)


Bruno Walpoth, Mateo
Bruno Walpoth, Mateo (2011; legno; Courtesy Galerie Frank Schlag & Cie, Essen)
Sono poi molti gli artisti delle generazioni più giovani, spesso allievi dei maestri sopra citati. Alla mostra di Trento sono quindi presenti le opere di Giorgio Conta (Cles, 1978), figlio di Livio, autore di una particolare rivisitazione della tradizionale scultura a tema sacro ma anche di scene tratte dall’ordinario (a tale fattispecie appartiene la sua unica opera esposta), di Matthias Sieff (Cavalese, 1982), che interpreta il corpo umano dilatando i volumi e assimilando la struttura del corpo a quella di un edificio e che a Trento si presenta con due sculture, e dei tre DemetzPeter (Bolzano, 1969), Aron (Vipiteno, 1972) e Gerhard (Bolzano, 1972). Provengono da una famiglia di artisti (Aron e Gerhard sono peraltro cugini) e declinano la scultura realista secondo tre visioni diverse: Peter si attiene a un suggestivo ed emozionante iperrealismo che coglie i suoi personaggi in frammenti di vita quotidiana, Aron si focalizza sull’azione del tempo, della natura e dell’uomo sulle cose (e sull’uomo stesso) introducendo bruciature e abrasioni, e Gerhard, i cui soggetti preferiti sono i bambini (la sua produzione abbonda di ritratti infantili), utilizzando il non-finito come tecnica che caratterizza il suo operato, intende riflettere sui processi di formazione e di trasformazione, con particolare riferimento ai mutamenti dell’animo umano. Chiudono la rassegna l’artista più giovane in esposizione, Fabiano De Martin Tropanin (Padola di Comelico, 1984), con le sue opere che intendono esaltare l’espressività dei suoi soggetti, Peter Senoner (Bolzano, 1970), artista che ha vissuto per lunghi periodi in tre continenti diversi e che assomma le sue esperienze per dar vita a un’arte i cui bizzarri protagonisti paiono giungere da altre dimensioni, e infine Andreas Senoner(Bolzano, 1982), che affronta l’alienazione, le difficoltà e il senso del disorientamento dell’uomo nella società contemporanea.
Aron Demetz, Uomo Donna
Aron Demetz, Uomo Donna (2007; legno; Courtesy Galleria Doris Ghetta, Ortisei)


Gerhard Demetz, Zinnsoldat
Gerhard Demetz, Zinnsoldat (2017; legno; Courtesy Jack Shainman Gallery, New York)


Peter Senoner, LEM
Peter Senoner, LEM (2002-2005; legno; Collezione privata)
Sono artisti che hanno esposto nei contesti più disparati, formandosi, dopo i primi apprendistati nelle botteghe dei maestri locali, presso Scuole d’Arte e Accademia di tutto il mondo, partecipando anche a rilevanti manifestazioni internazionali, stringendo rapporti d’amicizia con altri grandi artisti, lavorando con le gallerie più prestigiose. Ogni opera ha una propria anima e un proprio modo di arrivare all’osservatore: un’operazione interessante che, leggiamo ancora dalla presentazione, “pone questioni sul genere e sulla pratiche stesse della figurazione; esplora tanto il carattere antico, tradizionale dell’identità nella storia dell’arte occidentale, tanto le questioni relative al divenire, alle trasformazioni, all’oggi”, e ancora “contiene e propone, quale elemento imprescindibile di indagine, la questione dello sguardo dello spettatore nella sua accezione relazionale, autocatartica e mitopoietica”.
Per concludere, alcune foto della mostra:
Opere alla mostra Legno | Lën | Holz a Trento


Opere alla mostra Legno | Lën | Holz a Trento


Opere alla mostra Legno | Lën | Holz a Trento


Opere alla mostra Legno | Lën | Holz a Trento

domenica 1 aprile 2018

LE ERBE AMARE DI PASQUA


LE ERBE AMARE DI PASQUA



«Ciascuno si procuri un agnello per la famiglia […] In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi ed erbe amare» (Esodo 12, 2-8).
Le erbe amare per quella notte prodigiosa sono ancora utilizzate per Pesach, la festa ebraica che ricorda il passaggio dalla schiavitù alla liberazione. In genere cade in primavera, ma a causa di calendari diversi ancora in uso, non coincide con la nostra Pasqua (quest’anno la settimana santa è iniziata martedì 11). Erbe amare come la schiavitù accompagnate da pane azzimo, il pane della fretta, subito pronto, non lievitato senza fermenti e non soffice. Le erbe amare comunemente usate oggi durante Pesach sono rafano e lattuga. Le erbe amare di primavera sono in tavola anche nelle nostre italiche tradizioni, come nella torta pasqualina della cucina ligure. Questa prevedeva l’uso dei carciofi, molto cari rispetto alle bietole che furono poi impiegate in sostituzione.

Salutari
Le erbe, le verdure e radici amare sono, a ragione, considerate salutari. L’amaro agisce sulle papille gustative e stimola una maggior produzione di saliva, che è ricca di enzimi come le amilasi, utili alla scissione degli amidi. Lo stomaco viene indotto a produrre gastrina, in grado di attivare al meglio il processo digestivo. Vengono infatti stimolati altri organi come fegato, pancreas, cistifellea. Hanno effetto antiossidante che però si perde cuocendole in troppa acqua. L’amaro fa digerire bene, ciò consente una migliore scissione proteica e di conseguenza un migliore assorbimento di nutrienti, compresi i sali minerali che ne aumentano la disponibilità.
È lo stesso principio per cui, a fine pasto specie se è stato un pasto abbondante e pesante, si consuma il digestivo amaro a base di erbe amare talvolta anche con una varietà dal numero elevato. Come tutte le erbe fresche è possibile elaborarle sotto forma di frittate, flan, torte salate che mantengono il sapore amaro e le proprietà salutari anche da cotte. Cicorie, radicchio, catalogna, Puntarelle (germogli di una varietà di catalogna detta catalogna spigata) rucola, carciofi, scarola, cime di rapa, contengono parecchie sostanze benefiche come la vitamina C, la pro-vitamina A, clorofilla e inulina, utili a depurare l’organismo in modo naturale. Le erbe amare rinforzano il corpo e in special modo svolgono un’azione antiossidante.

L’inulina
L’inulina è un oligosaccaride formato da catene di fruttosio con una molecola di glucosio terminale. Fa parte di una famiglia di fibre alimentari dette fruttani o frutto-oligosaccaridi. L’inulina ha un sapore neutro o lievemente dolce, ha una capacità edulcorante di un decimo rispetto al saccarosio (zucchero). come additivo alimentare serve a dare corpo all’alimento senza essere particolarmente evidente il sapore, come per i gelati senza zucchero. Ha una caratteristica di idrorepellenza per questo viene impiegato per evitare l’affioramento del burro di cacao nei cioccolatini. È un carboidrato indisponibile, ovvero non digeribile dallo stomaco umano. È un carboidrato di riserva che radici e rizomi sintetizzano al posto dell’amido, che queste piante non producono e non lo immagazzinano.
L’amaro dell’inulina è però benefico perché passando indigerito dallo stomaco raggiunge l’intestino che viene stimolato a produrre «batteri buoni» ovvero in grado di stimolare una buona funzionalità intestinale. Una ricerca tedesca dimostra che le erbe toniche amare, stimolano la bile e la produzione di acido cloridrico, il sistema nervoso e la funzione del sistema immunitario, così come combattono stanchezza e spossatezza. E non lasciano l’amaro in bocca.

TARASSACO
Il tarassaco (Taraxacum) è noto anche come «dente di leone» per la forma delle sue foglie o «piscialetto» per le sue proprietà diuretiche. Stimola la digestione e il fegato a produrre più bile con un’azione purificante su fegato e cistifellea. L’International Journal of Molecular Science in uno studio del 2010 ha evidenziato che possiede la capacità di ridurre il colesterolo, i reumatismi, lo stress ossidativo che contribuisce all’aterosclerosi, e agisce come un diuretico. Potrebbe essere utilizzato per aiutare a prevenire le malattie cardiache e del fegato. Le foglie, essiccate possono essere consumate tutto l’anno per fare infusi depurativi da bere a digiuno. Fresche, sono ottime per realizzare frittate, flan, vellutate, minestroni e pesti aromatici.

CICORIA
La cicoria (Cichorium intybus) è una pianta erbacea perenne tipica delle regioni mediterranee: il nome deriva probabilmente dal termine arabo «Chikouryeh» o ancora dal termine egizio «Kichirion» oppure da «kichora» per i greci. Galeno la prescriveva contro le malattie di fegato. È ricca d’acqua al 92-94% e contiene potassio, calcio e fosforo. Spiccate le sue proprietà diuretiche e lassative, per questo è indicata come erba disintossicante primaverile. È un ottimo rimedio contro la stitichezza e stimolante delle funzioni epatiche, utile soprattutto in tutti i casi di pelle impura. Contiene anche inulina, una fibra in grado di stimolare la crescita della flora batterica intestinale e favorire l’assorbimento del calcio. E’ ottima per completare minestre, realizzare vellutate o nei ripieni.

ORTICA
L’ortica (Urtica dioica) è considerata la pianta amica delle donne, ricca di ferro e clorofilla, contrasta l’anemia e grazie al buon contenuto di silicio e calcio rinforza le ossa e i capelli. Il decotto si può bere come depurativo ma è un buon detergente per capelli e pelli grasse e impure, donando ad entrambi luminosità. Ha proprietà alcalinizzanti e depurative, è ottima lessata, in zuppe e minestre, ma anche buona in frittate e pasta.

RUCOLA
La rucola (Eruca sativa) appartiene alla famiglia dei cavolfiori. Accende il sapore delle insalate e potenzia il sistema immunitario. Ha proprietà vitaminizzanti, antiscorbutiche, digestive. Contiene molti antiossidanti come la provitamina A, la vitamina C e i fenoli. E’ molto gradevole abbinata a verdure dolci come piselli e patate, carote. Non va conservata in frigo poiché tende ad appassire, meglio in un vasetto.

PUNTARELLE
Le puntarelle (Chicorium intybus) in realtà sono solo i germogli di una varietà di catalogna chiamata spigata. Possono essere semplicemente lessate mentre vanno lasciate a bagno in acqua e ghiaccio (per farle arricciare e diventare croccanti) per diventare così una gustosa insalata. La tradizione romana le abbina ad acciughe salate, ma possono essere combinate anche con olive e capperi, formaggi e per farcire bruschette

MARRUBIO
Il marrubio (Marrubium vulgare), per via del suo nome che riporta al termine ebraico «marrob», cioè amaro, si pensa possa essere una delle erbe amare della Bibbia. Era conosciuto nella Roma antica e usato come rimedio per la tosse. In fitoterapia è noto per le proprietà antinfiammatorie, mucolitiche, espettoranti, utile contro raffreddore e disturbi respiratori. Ma ha anche proprietà antisettiche e cicatrizzanti.

RADICE DI UVA OREGON
La radice di uva Oregon (Mahonia acquifolium) è una tra le preferite dai dermatologi; infatti, la «Terapia dermatologica» in un documento del 2003 ne ha dimostrato i benefici, attestando la sua utilità nel trattamento delle malattie della pelle e in particolare per la cura dell’acne. Ha proprietà anti-batteriche, anti-infiammatorie e stimola la produzione della bile e la depurazione del fegato.

RADICE DI GENZIANA
La radice di genziana (Gentiana calycosa) aiuta il fegato, oltre a essere fungicida e possedere proprietà anti-infiammatorie. I suoi principi amari stimolano la secrezione di succhi gastrici e biliari. In uno studio clinico controllato, la tintura di radice di genziana in base di alcool aumenta lo svuotamento della cistifellea, contribuisce a migliorare la digestione di proteine e grassi, lavora come astringente, tonico, rilassante e detergente interno.

RADICI AMARE
Le radici amare o scorza amara, da una varietà di cicoria (Cychorium intibus sativus ), scorzonera (Scorzonera hispanica), scorzonera bianca (Tragopogon porrifolius). Le cinque radici (oltre alle esotiche zenzero e rafano o alle note patate e carote) topinambur, radici di cicoria, bardana ricca di inulina come i topinambur, ricca di cellulosa, Rapa con scarsi principi nutritivi ma ricca di cellulosa, liquirizia.

CARDO MARIANO
Il cardo mariano (Silybum marianum) protegge le cellule del fegato rivestendole con sostanze fitochimiche che guariscono quelle danneggiate (da alcol, epatite e altre malattie epatiche ma anche da paracetamolo, radiazioni, tetracloruro di carbonio) e proteggono le sane dai danni. È l’erba più utilizzata per la malattia epatica. I semi e frutti contengono silimarina, un antiossidante, anti-fibrotico e bloccante delle tossine.

Il MARRUBIO comune (Marrubium vulgare) è una piccola pianta erbacea perenne della famiglia delle Lamiaceae.  Usato nell’antico Egitto  e per via del suo nome che riporta al termine ebraico “marrob” cioè amaro, si pensa possa essere una delle erbe amare della Bibbia. Il nome volgare latino indica che era conosciuta  nella Roma antica e usata come rimedio per la tosse. Con questo nome latino è indicato negli scritti del naturalista romano Gaio Plinio Secondo. In fitoterapia è noto per le sue proprietà antinfiammatorie, mucolitiche, espettoranti, utile nel trattamento per il raffreddore e disturbi respiratori. Per uso esterno i suoi principi attivi lo indicano come  detergente dalle proprietà antisettiche e cicatrizzanti. I principi attivi sono contenuti nelle foglie e nelle sommità fiorite perché ricche di tannini, sostanze amare, ecc.