È inaccettabile che la Rai mandi in onda la puntata di "Porta a Porta" sulla presentazione del libro del figlio del Boss mafioso Totò Riina, Salvo.
Rosy Bindi, commissione Antimafia, ha detto: "si presta ad essere il salotto del negazionismo della mafia".
Mentre il presidente del Senato Pietro Grasso twitta: "Non mi interessa se le mani di Riina accarezzavano i figli, sono le stesse macchiate di sangue innocente".
Pier Luigi Bersani invece ha deciso di rinunciare ad essere ospite di 'Porta a Porta'.
La Rai è pubblica, pagata con i nostri soldi! Non possiamo più sopportare questo tipo di trasmissioni, questa finta informazione giornalistica. Non è la prima volta (Vedi Casamonica).
Speriamo che qualcosa cambi, ma sul serio!
Questa petizione sarà consegnata a:
Direttore RAI Monica Maggioni
Direttore Generale RAI Antonio Campo Dall'Orto
Direttore RAI 1 Giancarlo Leone
2 altri decisori...
Leggi la lettera
Salvatore Lo Presti ha lanciato questa petizione con solo una firma e allora ci sono 100.557 sostenitori. Lancia la tua propria petizione per creare il cambiamento cui ti preoccupi.
Nuovi scavi nella grotta di Liang Bua
sull'isola indonesiana di Flores suggeriscono che Homo floresiensis (soprannominato “Hobbit” per la
sua piccola statura) sia scomparso molto prima di quanto si pensasse. Uno
studio, pubblicato su “Nature”,
indica infatti che H. floresiensis sarebbe
vissuto nella grotta in cui furono trovati i suoi resti tra 190.000 e 50.000
anni fa, e non fino a circa 12.000 anni fa, come stato ritenuto finora.
L'ingresso della grotta di Liang Bua
(Cortesia Liang Bua Team)Nel 2003, durante gli scavi nella grotta di Liang Bua,
sull'isola di Flores, vennero alla luce i resti di uno scheletro umano adulto
dal cranio estremamente piccolo, e arti che indicavano un'altezza appena
superiore al metro. Inizialmente si era ritenuto che lo scheletro, trovato a
sei metri di profondità, risalisse a 18.000 anni fa, e i resti di altri
individui trovati in strati più antichi e più recenti avevano indotto a pensare
che la grotta fosse stata abitata da 95.000 fino a 12.000 anni fa. Questa
specie umana sarebbe quindi sopravvissuta su Flores per quasi 40.000 anni dopo
il passaggio degli esseri umani moderni nell'arcipelago, avvenuto circa 50.000
anni fa.
Nuovi scavi condotti fra il 2007 e il 2014 hanno però mostrato la presenza di
una sequenza stratigrafica di gran lunga più complessa di quanto inizialmente
pensato, tanto da spostare decisamente all'indietro il periodo di permanenza di H. floresiensis sull'isola: tutti i resti
scheletrici risalgono a un periodo compreso fra 100.000 e 60.000 anni fa,
mentre alcuni manufatti litici probabilmente realizzati da questa specie sono
databili a circa 50.000 anni fa.
"Durante i nostri primi scavi non ci siamo accorti che i depositi 'hobbit'
vicino alla parete orientale della grotta erano simili per età a quelli vicini
al centro della grotta, che avevamo datato a circa 74.000 anni fa. Via via
che abbiamo esteso gli scavi, è però diventato sempre più chiaro che un'ampia
lastra di depositi più antichi era interrotta a causa di fenomeni erosivi che
avevano provocato uno smottamento verso l'imboccatura della caverna”, spiega
Thomas Sutikna dell'Università di Wollongong, coautore dello studio. “Questa
lastra è stata poi coperta da sedimenti molto più giovani nel corso degli
ultimi 20.000 anni", inducendo i ricercatori a formulare la prima, erronea
datazione.
I lavori di scavo nella grotta di Liang Bua
(Cortesia Liang Bua Team)Al momento, osservano i ricercatori, non possiamo
quindi sapere se gli esseri umani moderni che sono passati per quelle isole nel
loro spostamento verso l'Australia abbiano mai incontrato i “cugini” hobbit.
D'altra parte, ha concluso Matt W. Tocheri della Smithsonian Institution,
anch'egli coautore dello studio, H. floresiensis non
è l'unica specie che è improvvisamente scomparsa dalla sequenza stratigrafica
di Liang Bua circa 50.000 anni fa. "Avvoltoi, marabù giganti, lo Stegodon
pigmeo (un parente estinto degli elefanti) e perfino il varano di Komodo sono
sparito dalla sequenza contemporaneamente a H. floresiensis".
Per scoprire che cosa avvenne in quel lontano passato serviranno quindi ancora
accurati scavi nella zona di Liang Bua e in altri siti dell'isola.
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30 marzo 2016
La dieta vegetariana può promuovere mutazioni genetiche
La dieta tradizionalmente vegetariana di alcune popolazioni del mondo può aver selezionato delle mutazioni genetiche che favoriscono la sintesi efficiente di acidi grassi polinsaturi omega-3 e omega-6, come l'acido arachidonico, a partire dall'acido linoleico. Queste mutazioni espongono quindi al rischio di livelli eccessivi di omega-6, dannosi per la salute cardiovascolare, poiché l'industria alimentare fa un uso massiccio di oli derivati dai semi, ricchi di acido linoleico. Lo rivela uno studio che ha confrontato profili genetici e diete tradizionali di diverse popolazioni mondiali grazie ai dati del 1000 Genomes Project(red)
La dieta vegetariana è in grado di promuovere, nel corso di diverse generazioni, alcune mutazioni genetiche che hanno un impatto significativo sulla salute. Lo afferma un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Molecular Biology and Evolution” da Tom Brenna e colleghi della Cornell University che hanno analizzato i dati contenuti nel 1000 Genomes Project, il più ampio database mondiale delle varianti genetiche umane, confrontando i profili genetici e le abitudini alimentari di popolazioni tradizionalmente vegetariane vissute in India con quelli di popolazioni onnivore degli Stati Uniti.
Mappa mondiale della prevalenza della mutazione favorita dalla dieta vegetariana (in arancione nei grafici a torta (Credit: J. Thomas Brenna, Cornell University)Dall'analisi è emerso che una particolare mutazione ricorre in circa il 70 per cento dei soggetti indiani, mentre è limitata al 20 per cento tra gli statunitensi considerati. La mutazione, indicata dalla sigla rs66698963, può essere un'inserzione o la delezione di una sequenza di DNA che regola l'espressione di due geni - FADS1 e FADS2 - coinvolti nella sintesi di lunghe catene di acidi grassi polinsaturi.
Tra questi, vi è l'acido arachidonico, classificato come acido grasso di tipo omega-6, che viene assunto principalmente attraverso gli alimenti che ne sono ricchi, a partire dall'acido linoleico.
L'acido arachidonico ha un ruolo cruciale nei processi infiammatori, perché è il precursore di diversi tipi di prostaglandine, che possono agire favorendo l'infiammazione o viceversa inibendola. Brenna e colleghi hanno scoperto che la mutazione per inserzione può essere favorita nelle popolazioni con una dieta prevalentemente vegetariana e in quelle che hanno un accesso limitato a diete ricche di acidi grassi polinsaturi, specialmente quelli contenuti nei pesci grassi.
“In una dieta in cui sono assenti gli alimenti di origine animale,
gli acidi grassi polinsaturi a catena lunga devono essere prodotti dall'organismo per via metabolica a partire da una serie di precursori”, ha spiegato Brenna. “Nei vegetariani, la domanda fisiologica di acido arachidonico, così come di alcuni omega-3, probabilmente ha favorito un corredo genetico in grado di supportare in modo efficiente la sintesi di questi metaboliti fondamentali”.
Gli omega-6 e gli omega-3 sono coinvolti nelle stesse vie metaboliche, ed è importante che il loro rapporto si mantenga entro certi valori, per evitare uno stato infiammatorio cronico: si calcola per esempio che nella dieta occidentale, l'introito di omega-6 è 10 volte maggiore di quello degli omega-3, mentre dovrebbe essere solo sei volte maggiore.
Il risultato di Brenna e colleghi aggiunge un elemento importante al quadro: il corretto rapporto tra omega-6 e omega-3 dipende anche dall'eventuale presenza della mutazione rs66698963. Per quanto riguarda in particolare la mutazione per inserzione selezionata nelle popolazioni vegetariane, è probabile che il rapporto si sia mantenuto per secoli entro limiti corretti perché l'introito di acido linoleico con i grassi consumati tradizionalmente da queste popolazioni, come l'olio di oliva o l'olio di avocado, è limitato.
Nei paesi in via di sviluppo, tuttavia, è sempre più diffuso il consumo di oli ricchi di acido linoleico, come gli oli di girasole, di cartamo, di soia, di semi di arachide e di mais, molto utilizzati dall'industria alimentare. Questo mutamento delle abitudini alimentari potrebbe portare a un livello eccessivo di acido linoleico nell'organismo, con importanti conseguenze per la salute cardiovascolare e per il rischio di cancro del colon.
Il risultato di Brenna e colleghi si collega a un altro studio condotto in passato in cui è emerso che anche tra gli Inuit c'è un'alta prevelenza di mutazioni a carico dello stesso gene, ma si tratta di una delezione e non di una inserzione. Ciò significa che in quella popolazione, che si nutre prevelentemente di pesce, un'alimentazione speculare a quella dei vegetariani per quanto riguarda l'introito degli acidi grassi polinsaturi, si è probabilmente selezionata una mutazione con esiti opposti.